2.6.09

Un mazzo di fiori tra le onde (aggiornato)

QUANDO GUARDI UN A330-200, la cosa che ti colpisce di più è il timone di coda. È molto grande, quasi sproporzionato, ma gradevole. Rende l'aereo divertente nelle sue proporzioni: la versione 200 è di quasi cinque metri più corta della 300 da cui deriva, e l'equilibrio fra ali con i due motori e la fusoliera è più fuggente e leggero di quella del fratello maggiore, A340, con quattro motori.

Poche settimane fa, la scusa di un volo da Amsterdam verso Seattle con uno dei numerosi A330-200 della Northwestern Airlines, mi aveva spinto a rivedere la storia di questo aereo. Giovane, deve ancora dare il meglio in termini di impatto sul mercato, anche se non ha certo "liquefatto" la concorrenza di Boeing e dei suoi 757 e 767.

Ieri ho passato il pomeriggio a seguire gli avvenimenti sulla repentina scomparsa dell'A330 di Air France, quello che passerà alla storia come "il volo AF 447", per il Sole 24 Ore e a cercare di nuovo dati e informazioni su questo tipo di aereo e sul modello smaterializzatosi in pieno Atlantico: il numero seicento della serie, immatricolato da Air France nel 2005 come F-GZCP.

Non ho mai avuto un attimo di tempo per fermarmi e ripensare agli A330 che ho incontrato e su cui ho volato negli anni. Le sensazioni sono state tante, diverse, contraddittorie. Mi è rimasta in particolare la voglia e il bisogno di una preghiera per i 228 che erano a bordo e adesso sono persi.

Scrive Air France: 216 passagers sont à bord : 126 hommes, 82 femmes, 7 enfants et un bébé. L’équipage est composé de 12 navigants : 3 navigants techniques et 9 navigants commerciaux.

NYTimes



Mattia mi segnala che Patrick Smith (Ask the Pilot, Salon), spiega ai profani alcuni concetti di base su questo tipo di incidente. E Slate su come si fanno le ricerche nell'oceano.

Quote: One final note on the lack of survivors ...

If the airplane hit the water after partially breaking up, or when it was in any way out of control, the chances for survival would have been nil. A ditching (water landing) seems unlikely, but that too would have presented little chance for a successful outcome. The exploits of Capt. Sully, perhaps the luckiest pilot in the world, left us spoiled. This was not the calmly flowing Hudson River in daylight. It was the storm-whipped open ocean, in darkness.


FlightGlobal fa il punto delle ricerche, dei ritrovamenti e del fatto che le norme internazionali lascino alla Francia (la bandiera del vettore caduto) la responsabilità di dirigere le ricerche. Molto chiara e ben fatta la cartina.



El Pais come al solito è incontenibile: la versione online ha delle infografiche a metà tra Focus e Wired più che un quotidiano. (Cliccando diventa leggibile).

1 commento:

Massimo Ferrario ha detto...

C'è purtroppo molto dolore e niente da dire.
Speriamo che i loro cari, un giorno, possano portare dei fiori su una tomba vera...restare così, nel nulla, sarebbe ancora più difficile da accettare.