18.9.14

Edge of tomorrow (2014)

MEGLIO CONOSCIUTO ANCHE come "Live. Die. Repeat.” (ma poi la produzione Warner ha deciso di mollare il colpo e fortunatamente scegliere un titolo più palatabile) è un film com Tom Cruise. E quando uno dice “un film con Tom Cruise”, ha sostanzialmente detto tutto e potremmo chiudere qui, passando ad altro. In realtà qualcosa si può dire.

È un film di fantascienza, super-produzione diretta da Doug Liman, regista versatile (ha lanciato Vince Vaughn, e ha diretto il primo The Bourne Identity e prodotto gli altri due) e nato con ambizioni autoriali (che si vedono più che altro nella lentezza con cui realizza i suoi film: forse ci terrà ad avere un buon bilanciamento vita-lavoro), che tiene insieme un quintale di effetti speciali con alcune finezze, una sceneggiatura non banale e un cast fondamentalmente avvitato attorno a Tom Cruise e a Emily Blunt. 

C’è una cosa di Tom Cruise che non manca mai di stupirmi: tutte le volte mi chiedo come faccia ad essere adatto un attore bassino, abbastanza banale e adesso anche di mezza età a fare sempre la parte dell’eroe. Cioè, Tom Cruise è il diretto discendente di Erroll Flynn, di Rock Hudson e di Cary Grant (almeno, se facesse un po’ più ruoli brillanti). Poi lo vedo, attaccato come una cozza allo scoglio durante la tempesta, che spinge come un matto per riuscire a girare tutte le scene sempre al meglio, a saltare sempre più in alto, a usare uno stuntman in meno quando può, che alla fine capisci che incarna la protervia, la testardaggine, la volontà che la vince sulle altre qualità innate. È uno normale ma sgobbone e si vede, per questo ci piace: pensiamo che se facciamo fatica ce la facciamo anche noi. Poi fa fatica solo lui, e questo ci basta e ci è di consolazione.

Ok, basta meditazioni sugli attori. Il film. Begli effetti speciali, trama sufficientemente profonda da reggere un Urania degli anni Ottanta. Gli alieni hanno invaso la Terra, l’offensiva militare “ultima speranza” sta per essere scagliato e lui combatte brevemente e muore. Per risvegliarsi la mattina stessa, e ricominciare da capo. Non è un sogno, ma un loop temporale causato dai nemici. C’è anche la bella Emily Blunt, la sergente Rita Vrataski che è diventata l’Angelo di Verdun (una specie di Giovanna d'Arco senza cavallo e decisamente vestita) dopo aver sconfitto con spadone da manga tonnellate di nemici, perché anche lei dotata - e poi non più - del magico potere rubato agli alieni. Che sarà anche il meccanismo con cui sconfiggerli. E poi ci porterà a un divertente susseguirsi di picaresce avventure in cui il montaggio fa da cucitura per i salti di linea temporale. Divertente, non banale ma neanche complicato, impacchettato di azione e con pochi o nessun mezzo tono: è tutto o bianco o nero. C’è la storia di redenzione, quella d’amore, il paradosso spaziotemporale che ti fa sempre pensare, l’etica del sacrificio, il gruppo e via dicendo. 

Cosa volete di più?

Ah sì, che gli alieni vincano… Ma questo, purtroppo, nei film con Tom Cruise non succede mai, a meno che l’alieno non sia lui. E, a dire il vero, alle volte un po' alieno sembra.

14.9.14

7.9.14

31.8.14

I need a break.

SI PUÒ DIRE che anche questa estate è finita? Che anche questa domenica è passata? Che anche questa volta c'era Garry B. Trudeau con il suo Doonesbury?

Penso di sì...


24.8.14

See?

ANCHE QUESTA ESTATE se ne sta andando, tra un tornado e un'acquazzone. Doonesbury di Garry B. Trudeau però resiste, come ogni domenica. Speriamo riprenda presto anche la serie regolare infrasettimanale.


17.8.14

It's like living in Ukraine...

DOMENICA PLACIDA DI agosto, Doonesbury di Garry B. Trudeau e poco altro...


10.8.14

Hey look at you

DOMENICA DI AGOSTO, forse c'è il sole (dai dai dai, c'è per davvero) e torna anche Doonesbury di Garry B. Trudeau


9.8.14

Polaroid e altre instantanee

UNA VOLTA ERANO sinonimo di foto di bassa qualità. La Polaroid era un gioco divertente ma costoso (ancora prima di Impossible Project, le cartucce prodotte dalla ditta britannica erano comunque relativamente costose). E il risultato piuttosto mediocre. Tanto è vero che ci volle Andy Warhol per dare un senso alla Polaroid (e a oggi rimane usata per fare le anteprime dei corpi in medio formato su pellicole Fuji) e renderle popolari. Ma dietro c'era un marketing micidiale, che ha per più versi ispirato anche lo stesso Steve Jobs. Qui un video degli anni Settanta che spiega la potenza del marketing Polaroid con la SX-70, modello precedente al mio, esteticamente più gradevole ma meno performante.


Oggi invece facendo una esplorazione nella soffitta dei miei, ho ripescato la mia vecchia Polaroid Land Camera 1000 (il più bell'arcobaleno della mia infanzia: progenitore della mela colorata di Apple, non a caso!). E questa è la mia attuale formazione.




6.8.14

Sta crollando tutto, possiamo o disperarci o approfittarne

NEL MEZZO DELLA crisi, anno 2012, passaggio tra Monti e Letta, analisi lucidissima di Giovanni Floris. Proprio oggi esce la notizia che Massimo Giannini va alla conduzione di Ballarò: non ha né la simpatia né la verve di Floris. Giannini è un antipatico intelligente, portato al sermone, poco umile e poco predisposto alla visione semplice delle cose. L’empatia con la persona della strada, fondamentale per fare le domande comprensibili e le sintesi pungenti, è di Floris, non di Giannini. Lo vedo male a condurre Ballarò.


20.7.14

What are you doing?

SIAMO DENTRO LUGLIO, l'estate è davvero nel suo pieno. E siccome è anche domenica, c'è il nostro Doonesbury di Garry B. Trudeau.