27.5.08

Pant pant, puf puf

CARPIATO: FATTO. PER ora...

25.5.08

Doonesbury

COME OGNI SETTIMANA, alla domenica, arriva il consueto appuntamento con Garry B. Trudeau.

Flash oh-ohh

TEMPO DI UN nuovo carpiato solubile e istantaneo. Tre, due, uno... adesso!

22.5.08

Il signor Clessi Guido, con negozio in viale Vittorio Veneto al civico quattro, cessa l'attività e va in pensione

QUANDO SONO ARRIVATO a Milano alla fine del '98 ho cominciato a girare la città. Tutta metropolitana, qualche raro tram, autobus neanche a pregare. La città era nuova e un po' - lo ammetto senza timore - mi spaventava. Soprattutto, era difficile girarci, perché mi pareva assai più grande della mia natìa Firenze (che poi anche Milano oggi mi paia piccoletta dovrebbe dirla lunga su come sono diventato e su quanto tempo sia in realtà passato).

Le tappe dei posti dove andare me le mostravano le mie guide indiane. Ero ospite della foresteria di un collegio dell'università Cattolica, il Ludovicianum, e la rete di solidarietà tra i ragazzi dei vari anni era fantastica. Io mi accodavo volentieri, felice di poter socializzare la nuova città come se fossi stato uno studente universitario: è l'unico modo, dato che se ci arrivi solo per lavoro la città non ti riuscirà mai ad appartenere. Mia teoria, perlomeno.

Comunque, una tappa ce l'avevo già in mente da anni: il negozio della Yamato. Un mito per chi acquistava i Vhs con i cartoni animati giapponesi (come facevo all'epoca) visto che in fondo ad ogni anime c'era il breve trailer del negozio. Fatta la tappa e scoperta la piccola miniera d'oro di via Tadino (poi hanno cambiato e io ho continuato a seguire le peregrinazioni), ho scoperto che in zona c'erano anche altri posti che valevano la pena.

La zona è quella dei bastioni di Porta Venezia, le stradine che da viale Vittorio Veneto si inerpicano verso viale Regina Giovanna, sempre paralleli a corso Buenos Aires. L'angolo magico è quello di piazza Oberdan, dove ha sede il cinema della Provincia di Milano e dove stazionano i baracchini di un paio di venditori di libri usati (mio massimo diletto: ogni volta che ne vedo uno mi impallo per mezz'ora e compro cose assolutamente inutili). È una delle zone, insieme a quella in cui abito e alla Cattolica, che amo più di Milano: altro che zanzarosi navigli ed esotismi di Brera: cose per turisti quelle, ecco.

Là, accanto a Porta Venezia, su viale Vittorio Veneto al civico 4 c'è il negozio di modellismo di Clessi Guido. Figlio d'arte, perché la bottega ha aperto un quarantennio e più fa, con il padre, al numero due. Sfrattati dalla Provincia, giusto nel '98 si sono spostati un civico più in là. Ancora per poco. Io ci sono andato di quando in quando, fa parte della mia mitologia milanese: sono i ricordi più vecchi (a parte quelli di quando sono venuto da ragazzino da Firenze per brevi gite) e ricordo ancora il plastico della base Alfa di Spazio 1999, intravisto, rivisto, lumato per qualche anno e poi un bel giorno "andato" chissà a chi. Insomma, era diventato il mio negozio di modellini a Milano, come Dreoni a Firenze.

Beh, per farla breve, ci sono capitato qualche giorno fa, dal buon Clessi. Avevo del tempo da ammazzare aspettando un amico per andare a pranzo. Entro dentro e tuttavia le vetrine sono "povere". Mancano modelli, scaffali bianchi a vista, solo tanti die-cast di auto e qualche treno. Kit di montaggio, invece, nisba o quasi.

Che succede? Il signor Guido è un po' ombroso ma dovrei dire piuttosto lombardo, perché non dà confidenza se non con frasi veloci e quasi brusche, sottintendendo che si sprecano parole e si rimarca l'ovvio a parlare troppo. La sua signora, anche lei da una vita nel negozio, è invece molto gentile e assolutamente disponibile. Però di certe cose si parla con il titolare: gli chiedo che succede e mi dice "a ottobre chiudiamo". Due notizie: grande svendita - si fa per dire, ma ci siamo capiti - e soprattutto, fine di un'epoca. Come leggerete prossimamente, questo è un periodo in effetti in cui molte epoche si stanno chiudendo e altre se ne stanno aprendo (per fortuna altre ancora continuano indefesse). Però questa non me l'aspettavo.

Clessi chiude. Se ne vanno i modellini di autobus e di scavatrice, le decine e decine di accessori per treni, le vernici Humbrol, i plastici, l'angolo con le "meraviglie" nipponiche e televisive (molti più Gundam e Star Trek da Yamato, ma ci siamo capiti), gli aerei della Seconda guerra mondiale, i ferromodelli e tutto il resto. Una disperazione...

Che dire? Sono uscito scattando le tre foto che vedete. Una breve sequenza che consegno alla storia effimera di Internet, perché la traccia nel tessuto milanese sta per evaporare. Grazie, signor Guido. E non si rammarichi (anche se non se ne rammaricava quando gliel'ho chiesto) se i figli a differenza di lei non hanno voluto seguire la tradizione del padre. Perlomeno il ricordo rimane indelebile e non si può sciupare in modo alcuno.

Come mi ha detto con sensibilità un collega e amico del Sole pochi giorni fa, si cercano i modellini per congelare e continuare a vivere i ricordi di un momento vissuto che l'oggetto rappresenta metonimicamente. Quello non chiuderà mai, signor Guido.

21.5.08

Posti dove andare quest'estate

IL VOLO DURA circa dodici minuti. È in effetti breve, ma niente rispetto al concetto di brevità che segue. Dopo essere infatti partiti dall'isola di Saint-Martin, nelle Antille Olandesi, si atterra (solo con i DHC-6 di Winair) sulla pista più corta e pericolosa del mondo: 396 metri in tutto, con le montagne da una parte e la scogliera a strapiombo sul mare negli altri tre lati. Benvenuti nell'isola di Saba, all'aeroporto Juancho E. Yrausquin (SAB)...



20.5.08

Il tram di Milano

GLI INCIDENTI SUCCEDONO, purtroppo. E quando succedono a un tram, le conseguenze sono drammatiche e al tempo stesso spettacolari. Dalla cronaca del Corriere, due immagini (la galleria completa si trova sul sito del giornale).



Cose che non capisco

C'È QUESTO SERVIZIO che si chiama Twitter. In pratica, ma lo sapete già probabilmente, consente di sparare brevi messaggi nell'etere digitale. I messaggi possono essere aggregati da amici e followers vari, creando una sfera più rapida e sferzante che spiega cosa ci passa per la testa mentre passiamo per il mondo. È uno strumento che porta con sé lo stigma della mobilità e della comunicazione in modo estremo.

Massimo, che frequenta questo strumento, sta di quando in quando dando visibilità sul suo blog ad alcuni passaggi delle haiku-conversazioni che lo percorrono. Io invece lo evito come la peste: come forma espressiva non mi appassiona e piuttosto mi dà ansia. Anche perché non lo capisco: non importa quanto ore sguazzi dentro la rete al giorno, poi finisce sempre che a un certo punto sei troppo vecchio per qualche, nuova cosa. E non la capisci. Io questa non la capisco. Soprattutto, non la voglio capire. My bad.

19.5.08

L'Hip-hop di oggi, ma 18 volte di più di quello vecchio

I CRITICI PARE che si siano distratti e abbiano perso di vista la palla e l'azione del gioco. C'è infatti chi sostiene che più che la musica e il cinema, adesso sono i videogiochi a tirare la cultura giovanile...

Money Quote: American author, critic and filmmaker Nelson George has stated that he believes videogames are now more influential to young male culture than music.

Speaking in a new book, Crime, by Alix Lambert and to be published by Fuel later this month, George compares videogames to hip-hop music and culture, which during the 80s and 90s had a massive influence on all aspects of mainstream and popular culture.

"Videogames are more important than hip-hop. There's no doubt about it," said George, in an extract of the book printed in The Guardian this weekend.

"The violence and nihilism that everyone thinks is in hip-hop is pumped up about 18 times in videogames. That's really what's driving young male culture, that's really the new rock n' roll."

Il corpo muto - sulla decadenza dell'artista

UNA VOLTA GLI attori si definivano artisti. E lo star-system ne portava avanti le storie parallele tra vita e finzione. Poi, qualcosa dev'essere andato male.

Perché? Prendiamo ad esempio Monica Bellucci: le ultime notizie sulla sua capacità artistica e vis interpretativa vengono a distanza di anni sempre intorno allo stesso soggetto e soprattutto sempre intorno alla stessa modalità espositiva: la Bellucci tace, moderna Sfinge fatta di sola carne. Da Malena (2000) in avanti, è l'esposizione del suo corpo all'intimità dell'altro attore (o attrice) di turno, su set con una cinquantina di persone, quello che conta e che parla per lei. Bellucci nuda davanti al piccolo Giuseppe Sulfaro che interpreta il tredicenne protagonista del film. Con tanto di interviste al ragazzino, per cercare di far uscire fuori la pruderie di noi adulti. Segue dopo un po' (2007) Manuale d'Amore 2, in cui c'è la "bollente scena" tra la Bellucci e il nuovo sex symbol Riccardo Scamarcio, con minuziose e pruriginose discussioni su come sia girare una scena di sesso sempre sul set con cinquanta tizi intorno etc. A parlarne è Scamarcio, idolo delle giovani e meno giovani, ma soprattutto alter ego per aver toccato la carne della diva del muto.

Adesso è la volta del bacio gay (che poi sarebbe lesbo, ma vabbé) tra Lavinia Longhi e la Bellucci sul set di Sanguepazzo. C'è, sul Corriere, il divertente sommario che dice: Sul set Monica mi ha messa a mio agio. Per cosa? Per il trauma di un bacio same-sex tra attrici? Alla faccia dell'Actor studio...

Sempre il corpo della Bellucci, sempre lo "scandalo" di cosa fa, sempre la soggettiva dell'altro/a rispetto all'iconica figura che deve essere esibita ma con cui non ci si può identificare: il suo scopo comunicativo è di essere oggetto e non soggetto.

La stessa "tensione" era uscita per ben due volte anche dietro a Nanni Moretti, altro strano corpo, essere alieno divenuto oggetto, che crea scandalo (forse perché prude sapere come sia un intellettuale senza mutande) ben due volte con accoppiamenti bollenti sul set a luci rosse di Caos calmo. Fossi stato Isabella Ferrari, costretta a confessare alla stampa le emozioni e le problematiche del suo lavoro "sessuale" con la Sfinge-Moretti, mi sarei incazzata di brutto: mica è lui il sex symbol, no?

A ripensarci, in una contorta maniera, forse sì, come probabilmente al Narciso piace pensare mentre accosta la sua performance a quella di Daniel Craig, la vera Bond-girl di Casinò Royale che esce dall'acqua come Ursula Andress in Licenza di uccidere. Peccato, una volta gli attori erano anche artisti, e non corpi da violare con la fantasia.

Qualcuno chiami uno psicologo

LO AMMETTO, È facile giocare d'ironia su certi titoli involontariamente ambigui. Però da mezz'ora sghignazzo pensando a questo del Corriere:

Tutta la notte in bilico sulla gru
«Fatemi vedere Maroni o mi butto»

18.5.08

Lou Fernandez - Mac Tips

QUEST'UOMO È un genio! Mai più senza. Qui, decine di altri micro-video.

Domenica

SAPETE GIA' CHE vi tocca: Doonesbury di Garry B. Trudeau.