29.3.15

Not another cashier...

DOONESBURY DI GARRY B. Trudeau in una domenica immersa nel sole. Come sempre a primavera.




22.3.15

saturno contro la terra (almanacco di linus 1969)

LA RIVISTA DI fumetti Linus compie 50 anni (e li festeggia con una mostra alla libreria Utopia di Milano sino al 25 marzo. Linus è la rivista fondata nel 1965 da Giovanni Gandini (editore, scrittore, disegnatore e mille altre cose). Per me Linus sono tre distinte stagioni della mia vita. La prima è antichissima, quando da bambino leggevo a casa dei miei zii la collezione rilegata delle prime cinque-sei annate. Poi da adolescente, quando l’ho ritrovata e riletta, appassionandomene di nuovo. Infine da giovane adulto quando ho provato a leggerla autonomamente (erano gli anni dell’università, che per Linus hanno coinciso con il formato pocket) lentamente staccandomene soprattutto da quando è tornata a essere un grande fascicolo. Da anni era scomparsa dal mio radar.

Linus è un nome simpatico, il nome di uno dei personaggi dei Peanuts di Schultz. Era nata come rivista-laboratorio leggera ma con un clima ricco e promettente. Per me non c’erano Umberto Eco ed Elio Vittorini e neanche tanto Gandini (o il suo successore, l’altrettanto stratosferico Oreste del Buono) quanto i fumetti, le strip, i disegni. Una estetica. C’era il tratto di Crepax, c’era Jules Feiffer, c’era Georges Wolinski (che modo assurdo di andarsene ed essere ricordato per quello, lui che aveva avuto una vita lunghissima con tante cose dentro a cui fare riferimento e non il solo terrorismo) e c’era l’invasione dei Peanuts, dei Popeye, dei Li’l Abner, dei Bristow, di Dick Tracy e di Jeff Hawke fino a Doonesbury.

Le storie, il modo di raccontarle e il modo di illustrarle: tutto risuonava in un infinità di modi diversi. Non ho mai più avuto, se non forse con Urania ma a livelli più profondi, altrettanta energia e altrettanti stimoli come con Linus.



Non è mica finita, sapete: dentro c’erano B.C. e The Wizard of Id, il potentissimo Pogo, ma anche Calvin & Hobbes, Fearless Fosdick (la fantastica parodia di Dick Tracy che veniva montata dentro le strip di Li’l Abner) e tantissime altre cose che non ricordo. E poi c’erano gli almanacchi, quelli me li ricordo. Linus ci si è costruito un impero di senso con questi albi fuori serie: da Barbarella ai Peanuts sino a un fumetto che mi ha segnato profondamente. Saturno contro la Terra. Anzi, “saturno contro la terra”, per rispettare la titolazione religiosamente tutta minuscola degli “almanacchi di linus”.


Era una serie di fumetti pubblicati in origine tra il 1936 e il 1946 e mai più ripubblicati integralmente dopo l’edizione del 1969 di Linus. Scritta da Federico Pedrocchi (con Cesare Zavattini per il primo episodio) e disegnata da Giovanni Scolari. Sette episodi, usciti a strisce orizzontali (il formato all'italiana), che passarono alla storia non solo per essere stata la prima serie di fantascienza della storia del fumetto italiano ma anche per essere stata la prima a venir tradotta in inglese per essere pubblicata sul mercato americano (1940).

Ecco la lista degli episodi:


  • Saturno contro la terra


  • L’isola di sabbia


  • La guerra dei pianeti


  • L’ombra di Rebo


  • Le sorgenti di fuoco


  • La sfera d’aria


  • La fine del mondo



  • I ricordi di quell’almanacco sono legati a mio zio, ovviamente, perché è grazie a lui che l’ho scoperto. E, come spesso succede, a una particolare stagione della vita: la scoperta di un testo diventa legata a momenti, emozioni, fasi dell’esistenza. Molta letteratura soprattutto per ragazzi ha conquistato fama e successo capitalizzando sulle stagioni della vita dei lettori più che sui suoi meriti. Però c’era e c’è qualcosa dentro Saturno contro la Terra che va oltre.

    Non sono solo i personaggi o l’arco della narrazione, quanto le ambientazioni, il gusto grafico. A rivederla oggi, sfogliandola di nuovo dopo più di vent’anni, le cose con Saturno contro la Terra sono cambiate, soprattutto nelle proporzioni rispetto al mio ricordo, perché a rivederle le tavole sono strette e claustrofobiche rispetto al fumetto di oggi, che invece ha bisogno di lenzuolate su cui disegnare una formica in mezzo a un deserto bianco. Ma, riconquistando il senso delle proporzioni originali, superando il velo delle parole che dai baloon fanno ombra al disegno, si ritrova una capacità grafica entusiasmante. Il tratto di Scolari affascina, stupisce, diventa kolossal in spazi minimi, epico, trascendente. Un bianco e nero pieno, gustoso, di gusto americano, certamente, ma con un sapore e ambientazioni inedite. Dietro a Saturno contro la Terra c’è una sapienza che avrebbe potuto creare un’industria e non, invece, arenarsi dopo sei albi e un conflitto mondiale.



    Lo sto rileggendo in una domenica pigra e piovosa, cercando di non notare che la copia che ho comprato è un pezzo da collezione (peraltro, i prezzi su eBay sono veramente fuori di testa: 200 euro? Scherzate vero?). Fregandomene della rilegatura, dei margini, del candore delle pagine. Tengo bene i libri ma senza ansie, e così faccio anche con questo. Si sciuperà ma non più degli altri che ho in casa da quarant’anni. Lo faccio per potermi concentrare con la testa e anche con i sensi e il pensiero inconscio sul viaggio che questa serie a fumetti mi permette di fare, senza filtri. Un viaggio fantastico in cui si legge la passione di un’Italia lontana, il candore di nuove scoperte oggi lontane, la piacevolezza di uno sguardo fantastico che riesce tuttavia a dipingere in maniera realistica un altro mondo. Insomma, volevo dirvelo. Auguratemi buon viaggio.

    Mommy's special lasagna?

    DOONESBURY TORNA ALLA grande anche durante la prima, piovosa domenica primaverile a Milano, grazie a Garry B. Trudeau.


    15.3.15

    Esperimenti

    MA SE USASSI il telefono per bloggare, con l'app che Google non aggiorna mai? Il problema sarebbero le tag e soprattutto le immagini. Tuttavia...


    I better check Twitter.

    IN UNA PIOVOSA domenica ad Hannover, aspettando il Cebit, assieme a Doonesbury di Garry B. Trudeau. La solitudine dell'inviato/invitato.


    8.3.15

    Mon dieu...

    DOMENICA DI CHARLIE Hebdo con Garry B. Trudeau e il suo Doonesbury (e un gran sole, anche)


    1.3.15

    Disruptive.

    DOMENICA DI SOLE e di treni, di viaggi e di mangiate. E di Doonesbury come al solito da Garry B. Trudeau


    25.2.15

    L'Impero dei Videogiochi (2015)

    UN ALTRO EBOOK del vostro Giovane Autore preferito. Un altro piccolo carpiato che si aggiunge a una lunga lista (qui dovrebbe esserci il link a una lista di ebook e libri tradizionali ma non ho tempo di farla: stiamo lavorando per rimediare al problema!!) e le giunture sono ancora più o meno intatte.

    Questa volta si parla di videogiochi. Il libro in formato Kindle si compra qui, al popolare prezzo di 1,99 euro. Ecco la sinossi:

    Hanno creato un universo, producendo migliaia di titoli e vendendo centinaia di milioni di console. La giapponese Nintendo è stata addirittura il sinonimo di videogioco negli Usa, ha anticipato la rivoluzione multitouch degli iPhone e iPad Apple ed ha creato la categoria dei “giocatori casuali”. Sega invece ha lanciato una console, il Dreamcast, che seppur fallimentare ancora oggi rappresenta uno dei punti più alti della tecnologia di intrattenimento videoludico. Quella che state per leggere è la breve storia del momento più intenso di Sega e in particolare di Nintendo, quando cioè con il Dreamcast e poi soprattutto con DS e Wii le due aziende hanno dominato il pianeta. È anche la veloce cronaca di un viaggio da SuperPotato, cuore segreto di Akihabara, la città elettrica, il quartiere della tecnologia di Tokyo. Se Akihabara è il sogno e il paradiso di tutti gli otaku, nerd e geek del pianeta, SuperPotato è il suo tempio segreto, che pochi conoscono e pochissimi hanno visitato.

    Che dire? La lettura perfetta per l'educazione del giovine. (E conveniente: sono 52 pagine che vengono meno di quattro centesimi a pagina, rispetto agli 8 centesimi in media per un libro di 300, senza contare che si fa prima a leggere tutto!)

    22.2.15

    Wait a minute!

    DOONESBURY DI GARRY B. Trudeau, come ogni domenica che si rispetti, anche da Hong Kong.


    15.2.15

    Wow...

    DOMENICA DI PIOGGIA e torna però Doonesbury di Garry B. Trudeau.


    14.2.15

    SAS a Istanbul - 1 (2015)

    NON È PASSATO molto tempo da quando è scomparso Gerard de Villiers, il prolifico autore di SAS - Sua Altezza Spia. Era il 31 ottobre 2013: lo ricordavo sul Post e in questo posto. Malko Linge, il nobiluomo "agente nero" della Cia per restaurare il suo maniero, è rimasto così orfano di padre. C'è un'ultima avventura, non ancora edita in Italia – dove la "letteratura da stazione ferroviaria" di de Villiers veniva e viene pubblicata da Mondadori nella collana Segretissimo – ma che arriverà a luglio e resterà in edicola due mesi con un'edizione speciale. Poi più niente. A differenza di Montalbano, di cui Camilleri ha già scritto l'ultima storia e l'ha consegnata alla Sellerio che la conserva gelosamente in cassaforte in attesa del luttuoso evento, de Villiers non aveva preparato un congedo da Malko Linge. Né lui né i suoi epigoni (perché si diceva che il re del romanzo popolare di sesso e d'azione avesse una folta schiera di negri al lavoro sulle uscite trimestrali del suo personaggio) avevano pensato a un modo per uscire di scena. Prima di lui, tra i grandi della serializzazione, neanche 007 di Ian Fleming, o per dire Tarzan di Edgar Rice Burroughs, avevano il finale preparato.

    Comunque, Mondadori ha deciso di fare una mossa intelligente e ha ricominciato a pubblicare dal primo numero le gesta di Sua Altezza Serenissima, come lo chiamavano i suoi committenti dei servizi segreti americani. Ed è tornato così in edicola in questo brumoso febbraio italiano SAS à Istanbul, che presenta un personaggio praticamente del tutto sbozzato, a parte il sesso (sarà a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta che de Villiers comincerà a inserire le sue famose sette scene e mezzo di sesso a episodio, geniale intuizione nata con il cambiamento dei costumi francesi e dei gusti intellettuali che sdoganano il porno quando da noi ancora si mettevano in dubbio i fumetti) e decisamente gustoso.

    I duecento romanzi pubblicati dal 1965 formano un corpus di littérature de gare unico al mondo: de Villiers era stato indicato come il più prolifico e geniale autore di romanzi d'azione, gli americani direbbero "il re del pulp", e il suo lavoro era quello di un autore decisamente di destra, ma sofisticato, vicino agli ambienti militari e del controspionaggio, ben informato, in qualche modo fuori dei giochi e al tempo stesso orgoglioso nel dichiarare più o meno esplicitamente di conoscerli tutti (anche se nessuno dei romanzi di Malko Linge è ambientato in Francia o coinvolte i servizi segreti francesi) e soprattutto di metterli tutti in piazza, riuscendo ad anticipare sviluppi anche clamorosi dell'attualità.

    Adesso de Villiers non c'è più, ha lasciato un consistente vuoto di senso – leggere i suoi romanzi era comunque impegnativo, dopo i primi tre o quattro – ma l'edizione speciale dell'ultimo questa estate e la ripartenza di questo mese valgono a mitigare l'effetto della sua assenza.

    8.2.15

    Alpha House Season 01-02 (2013-2014)

    UN EROE AMERICANO. Non so come altro descrivere Garry B. Trudeau, figlio dell’élite statunitense (è discendente di medici, politici e statisti americani), allevato nel New Hampshire e allievo di Yale. È insomma prodotto di quella stessa America che con occhio favoloso riesce a fotografare da quasi cinquant’anni con le sue strip (Doonesbury: ci ha vinto anche il primo premio Pulitzer per un fumetto quotidiano). Nel tempo il suo lavoro è diventato un favoloso ritratto della vita americana. E, accanto all’attività quotidiana delle comic strips, ha aggiunto nel tempo anche altre cose. Una commedia, la miniserie Tanner 88 con Robert Altman, altri lavori, e oggi Alpha House.

    La serie di telefilm è prodotta dagli Amazon Studios. Il personaggio di maggior rilievo è John Goodman, “l’eroe” attorno al quale si svolgono i fili piuttosto intricati - come prevede la chiave di narrazione moderna delle serie di telefilm – di un appartamento in condivisione per quattro senatori repubblicani a Washington. In realtà, più che un appartamento è una classica casa a due piani. E praticamente un reboot di Doonesbury in chiave più distesa e concentrato sulla politica.

    Siamo alla seconda stagione, si lavora alla terza, Doonesbury è molto trascurato (la serie di strip è andata avanti con le sole tavole domenicali per un tempo infinito) ma le soddisfazioni sono tante. Soprattutto, a parte l’accoglienza del pubblico. La prima serie di 11 episodi è andata uscita il 19 aprile (pilota) e poi il 15 novembre del 2013, mentre la seconda di 10 episodi è uscita il 24 ottobre 2014, sempre seguendo la strategia lanciata da Netflix di una sola uscita contemporanea per tutti gli episodi, che poi tanto si guardano "on demand" (con buona pace dell'idea di televisione di flusso che fa da orologio della nostra vita a cui eravamo abituati).

    A me è piaciuto molto il clima, la luce, lo stile, e la capacità di ricreare in modo sostanzialmente credibile le stanze del potere americano. Un potere di basso livello, quotidiano, pragmatico, che mette alla luce non soltanto l’agire cinico e demagogico dei repubblicani, ma soprattutto lo svuotamento progressivo degli strumenti partecipativi e democratici, sempre più complessi e faticosi proprio per tenere gli onorevoli “attaccati” ai loro doveri e non solo appiccicati alla dimensione elettorale e del consenso o del rapporto con i lobbysti. 

    Contrapposto a House of Cards, che celebra il potere e l’ambizione con tinte drammatiche e passaggi potenti - oltre che l’altissimo livello tenuto da Kevin Spacey nel disegnare il suo Frank Underwood - invece il nostro Alpha House è più simile a una sit-com, un Friends della politica, che segue una traccia ben conosciuta nel disegno dei personaggi e nel tipo di rapporti, portandoci però in un territorio ignoto, cioè quello della politica, ma con una chiave di lettura nuova. 

    A differenza infatti del democratico Underwood, l’allegro gruppo di senatori repubblicani di Trudeau si muove alle spalle dell’attuale legislatura, con Barack Obama sullo sfondo e la capacità di fare satira politica – ci sono un sacco di riferimenti all’attualità politica, dal blocco del Tea Party sino alle idiosincrasie della Washington di questi ultimi anni – che viene di peso dal lavoro del geniale fumettista. Un fumettista che mai come adesso si scopre autore completo: il prossimo passo non sarà un romanzo perché richiede troppo tempo e paga troppo poco, ma la strada naturale sarebbe stata quella. Intanto, godiamoci Alpha House, almeno finché dura.