29.4.11

Le strade della comunicazione (2011)

CARPIATUS CARPIATISSUMI DE carpiati. Eccoci. Finito da tempo (settimane) ma solo adesso in dirittura d'arrivo. È il nuovo bimbo di carta, vero e proprio sequel alle Professioni della comunicazione di cinque anni fa. Si chiama Le strade della comunicazione e - lasciatevelo dire perché l'ho appena vista per la prima volta anche io - ha una copertina bellissima. Sul contenuto: beh, decideranno i lettori, ovviamente. Io che l'ho scritto posso solo dire che ho fatto fatica (come sempre) ma mi sono anche divertito.

Il libro, come tutti i libri, lo presentiamo anche. Uso il plurale perché io sarò solo un tassello di una mattinata più ampia, in un evento ancora più ampio. Il tutto accadrà alla IULM di Milano, ore 9.30 (sic) del 10 maggio, quando un panel autorevole affronterà i temi del lavoro nell'ambito della comunicazione. In particolare, sotto la guida dell'amico Luca Benecchi (caporedattore del Sole 24 Ore), ci saranno Alfonso Dell'Erario (Il Sole 24 Ore), Alina Perrin (L'Oréal) e Els Van de Water (Microsoft). Saluta e introduce il professor Gianni Canova, preside della facoltà di Comunicazione, relazioni pubbliche e pubblicità. Olé, come direbbero in Andalusia.

Lasciatevelo dire: questa è un'ottima occasione per incontrare il vostro Giovane Autore preferito, reduce dal carpiato dei carpiati. Se siete disoccupati, meglio, perché la presentazione è all'interno dell'orientamento che la IULM fa per i giovani. Se siete già occupati, ancora meglio: vi prendete qualche ora di distrazione. Se venite apposta per la presentazione da posti lontani (dalla Sicilia, dall'America, dalla Patagonia) mi fa molto piacere però, spiace, ma non vi posso ospitare a casa né pagare l'albergo. Magari la prossima volta...

Insomma: sì, dico a te, proprio a te: intervieni numeroso.

Big trouble in Cloudtown

A QUANTO PARE lassù tra le nuvole digitali non fila tutto liscio. Dopo Amazon e Sony, tocca alla nostra Aruba

Money quote: Arezzo. Un incendio, che si è sviluppato nella serverfarm di Aruba, ha causato l'interruzione del servizio web per migliaia di siti. L'incendio è stato domato e, informa la società "le macchine server e le sale dati non hanno subito alcun danno" ma prima di ripristinare i server occorre verificare che tutto sia a posto per non mettere a rischio l'incolumità delle persone. Le fiamme si sono sviluppate nella sala Ups e al momento si sta lavorando alla rimozione della polvere da combustione.  

26.4.11

Un giorno di ordinari test

COME FANNO GLI ingegneri della Boeing a testare gli aerei? Prendete l'ultimo, la versione cargo del Boeing 747-8, cioè la B787-8F. Si porta fuori, si fa volare, e si comincia a fare su e giù, come un delfino che entra ed esce dall'acqua, per quattro o cinque ore. In questo modo si testa la struttura, soprattutto le ali, e si solidifica anche il team di ingegneri che lavora al collaudo...







25.4.11

Tre cose che mi hanno colpito in questi giorni - 2

LA SECONDA COSA è relativa al Cloud computing. Lo sappiamo che le "nuvole" sono qualcosa di importante e complesso che sta accadendo. Alcune grandi aziende (e cioè i loro vertici) hanno continuato a dire a lungo che si trattava solo di un altro modo per dire cose vecchie come i servizi ASP, ma la realtà è diversa. Non sono Application service provider né tantomeno le Active Server Pages di microsoftiana memoria.

Il Cloud computing è un modo nuovo, legato alle capacità tecnologiche attuali, prima non disponibili, e alla maturazione della cultura informatica delle persone. Sono quasi dieci anni che facciamo sempre più cose sul web e almeno cinque o sei che, con il Web 2.0, facciamo tutto sul web in maniera evoluta, paragonabile a usare delle applicazioni. Cosa succede adesso?

Le risorse si spostano in rete, i servizi si spostano in rete e abbiamo sempre più bisogno della rete per funzionare. Sia l'uso del computer per aumentare la capacità della nostra mente che l'uso come strumento per la comunicazione mediata dalla macchina (Cmc, computer-mediated communication) al giorno d'oggi richiedono la rete. Se non c'è rete (che intendiamo come servizio, non come infrastruttura) si va poco lontano. Lo vediamo se si rompe il modem a casa, se non va il servizio in città, se si "spegne" l'erogatore dei nostri servizi (posta, connettività per giocare, e via dicendo).

Questo spostamento dei servizi e dei dati al di fuori della nostra portata non è in realtà nuovo, ma è nuovo l'impatto che può avere in caso di disservizi. Perché ci sono pochi servizi che raccolgono tanti utenti: milioni di utenti tutti appesi a poche centrali erogatrici. Xbox Live, Playstation Network, Amazon Cloud, Microsoft, Google, altre cose simili fatte da pochi altri semisconosciuti come Akamai.

L'impatto? È semplice: basta un colpetto ben assestato (magari una tempesta perfetta: la rottura di due o tre componenti che fanno saltare uno datacenter strategico) e i servizi di milioni di persone si inchiodano. A quel punto, la voce si sparge, i forum e le pagine web si popolano di notizie "catastrofe! catastrofe!) e la percezione dell'evento è superiore all'evento stesso. Si esce dalla fisica e dalla chimica per entrare nella comunicazione e nella sociologia.

Quel che voglio dire, guardando agli effetti dei "down" di Amazon e Sony di cui parlavo qui, è che la voce che si sparge è superiore all'effetto reale. E siccome non è una relazione matematica, ma un sentire sociale, un modo di pancia per attribuire i valori condivisi, sappiate che secondo me il "nuovo normale" sarà questo, a lungo andare.

Tre cose che mi hanno colpito in questi giorni - 1

MENTRE LA TEMPESTA su Apple per i dati archiviati dai suoi telefoni sembra essersi volatilizzata (ma tornerà, non temete) senza spiegazioni chiare né da parte della stampa su quel che è successo né da parte di Apple sul perché sia successo, adesso tocca a Google, che invece si difende.

Mountain View è "colpevole" quanto Apple di archiviare info sugli spostamenti degli utenti, solo che risponde alle accuse. Apple storicamente usa un'altra tecnica di PR: aspetta un po' di giorni per vedere se la tempesta si sfoga e poi, eventualmente non si sia sfogata, risponde (magari con una mail di Steve Jobs). Assenza e presenza. Una differenza è che si rischia di dire il falso, come negli ultimi due paragrafi del quote qui sotto.

Money Quote: "We provide users with notice and control over the collection, sharing and use of location in order to provide a better mobile experience on Android devices," the Google spokesman said.

There are ways for users to block the transmission of location information by Android devices and iPhones-although doing so limits important smartphone functions such as maps. WSJ's Jennifer Valentino explains.

He added that "any location data that is sent back to Google location servers is anonymized and is not tied or traceable to a specific user."

Tests of the Android phone showed the transmissions included a unique ID that is tied to the phone. Google says this ID is associated with location and not with other user information. The user can change this number by performing a "factory reset" of the device, which deletes the phone's data.


La sostanza del problema, comunque, è ovvia: non si può fare la frittata senza rompere le uova. Se vuoi servizi di localizzazione che ti dicano velocemente dove sta la pizzeria più vicina a te, devi fornire indicazioni su chi sei e dove sei. Se queste informazioni vengono accumulate e usate per migliorare la performance dei servizi rivolti a te è un discorso, se diventano la base per creare altre cose, è un altro discorso. Però è come la privacy su Facebook: c'è un trade off: tutta privacy niente servizio, tutto servizio niente privacy. Il problema è chi sceglie dove mettere il cursore, la fiducia che ispira e la reputazione che si costruisce.

24.4.11

Previsioni del tempo: forti temporali in rete

STA SUCCEDENDO QUALCOSA ad alcuni dei maggiori servizi di Cloud computing. È a terra Amazon (sono saltati Reddit e Quora) e il Playstation Network (20 milioni di utenti bloccati). Mi sa che ci dovremo abituare a questo tipo di problemini. E mi sa anche che dietro c'è lo zampino di qualche mano lunga. Molto lunga...

Which side of history are...

DOONESBURY ARRIVA LA domenica, ed è fatto da Garry B. Trudeau.

21.4.11

L'iPhone spione: the purpose of this is offline GPS

APPLE NELLA BUFERA. GLi iPhone "spiano" i proprietari. Scandalo. Perché Apple fa una mossa così subdola. Dietrologia. Secondi, tripli fini. Bah. Se ci si pensa un po', per quale motivo Apple potrebbe creare un file dentro l'iPhone (e l'iPad) che archivi tutte le posizioni raccolte (latitudine, longitudine, marcatore temporale) non dal GPS ma dalle reti GSM, cioè dalle torri telefoniche? Un file che, ricordiamocelo, non viene trasmesso a nessun altro, neanche ad Apple stessa, e invece rimane sull'iPhone, e ovviamente nel suo backup sul computer al quale è sincronizzato?

Proviamo a fare un'ipotesi non dietrologica: i tracciamenti registrati servono a creare un archivio interno di servizio del telefono, una memoria cache, che velocizza, semplifica e rende meno dispendioso in termini di energia da parte del telefono dire al suo proprietario dove ci si trova, ad esempio per usare una app che voglia sapere dove sono i parcheggi di taxi più vicini. Un'idea così, semplice, di quelle che gli stessi sviluppatori sanno da mo' che esistono, grazie alle spiegazioni di Apple agli sviluppatori su come funziona il framework Core Location. Insomma, una funzionalità e non una trappola...

Money Quote: I figure this thread is as good a place as any to brain dump on this. I went to WWDC last year where the new Core Location system was discussed in great detail. If you went as well, or have the videos, look at the video for session 115, "Using Core Location in iOS". Skip to around 13:45 for the discussion of "Course Cell Positioning" where they discuss the cache in detail.

The purpose of this is offline GPS. Normally, each cell tower has an identifier and Core Location sends that identifier to Apple and asks for the lat/lon for that tower. This requires a data connection, and the use of data. Since cell towers don't move, however, it's inefficient to keep going back to Apple for that information so they cache it. Now if a tower appears with the same ID as the cache, tada! you have a cache hit and a faster fix with no data use. Which also means you can get a "course location" (as in rough) if you are near known towers and don't have a data connection.

That's all this is. It's a cache of identifiers (cell and wifi), locations, and their age (it's a cache, after all). Someone made the decision to never clean it out so they would have more and more information about those GPS "assists" (you know, A-GPS) and so they'd use less and less power and data over time for the places you frequent. It's a great idea, technically.

Practically, yes, you can track location over time. The file is readable only by root and you're free to encrypt your backups for now. I'm sure Apple will either encrypt the file or truncate the data in a future update (I would prefer encryption as I think it's technically sound, but I know many will disagree). I'm also sure someone is considering a toggle for the feature or a button to clear the database. Both are great ideas.

This isn't nefarious, this isn't being sent anywhere, and this isn't as bad as everyone is making it. This is a real feature with a major oversight. That's it.


Non so se sia una risposta plausibile, però mi pare un passo avanti rispetto a chi si occupa di comunicare facendo titoli strillati e indignati, magari pure scollegati dalle informazioni a disposizione.

19.4.11

Lucidi e obiettivi criteri per valutare una elezione

IN QUESTI GIORNI gira la notizia che il sindaco di Milano, Letizia Moratti, non gliela farà alle elezioni di giugno. Non passerà neanche il primo turno, si dice. Le mancherebbero i voti di Udc e Fli, oltre ad avere "in casa" l'incidente di un candidato nella sua lista che ha partecipato alla creazione ed esposizione dei vergognosi manifesti elettorali che paragonano i procuratori della Repubblica di Milano alle Brigate Rosse.

Per me, la Moratti invece ce la fa. Me lo dice l'istinto. L'unica cosa che mi fa realmente dubitare è quella scaltra tipa della mia amica, che ha sempre ragione lei e che adesso lavora nel comitato elettorale del Pisapia. Lei aveva ragione su Barack Obama quando io remavo contro, adesso mi sa che avrà ragione di nuovo lei. Non a caso gira in Mercedes.

Ps: ah, riguardo al mio istinto. Se ci incontriamo al supermercato, in aeroporto, alla posta, vi consiglio di non seguirmi nella scelta della coda da fare... Modestamente, sono diventato quasi una leggenda per la mia capacità di scegliere sempre la peggiore.

Blogdemocrazia (2011)

COSA STA SUCCEDENDO in rete? Quale impatto ha nelle relazioni sociali e politiche? Come evolvono le cose in un mondo multipolare in cui regimi i più diversi devono metabolizzare un cambiamento epocale delle tecnologie per le relazioni interpersonali?

Paola Stringa ha fatto un lavoro unico e approfondito: tracciare i contorni dell'opinione pubblica nel XXI secolo non è affatto banale. Farlo muovendosi attraverso campi diversi ma continui - dalla politica nazionale e internazionale alla tecnologia alla sociologia e alla storia dei media - è un lavoro che molti non sarebbero neanche riusciti a progettare. Lei l'ha portato a buon fine.

Il testo è ricco, denso e di complessiva media lunghezza. Consigliata la lettura a chi studi queste tematiche ma anche e soprattutto alle persone interessate ai temi legati alla opinione pubblica in rapporto alle nuove tecnologie.

Attenzione, un disclamier: come ho già scritto, conosco molto bene Paola e ho acconsentito al suo gentile invito di scrivere l'introduzione a questo libro. Dopo averlo letto con calma e il giusto distacco possibile grazie al trascorrere del tempo, devo dire che sono molto contento di aver avuto questa opportunità, perché il libro ne vale la pena e - singolarmente - è il testo a dare lustro all'introduzione e non come di solito accade il contrario!

18.4.11

Il maestro di Garamond (2010)

ANNA CUNEO È svizzera e scrive in francese. Il maestro di Garamond è uno dei suoi numerosi romanzi di ambientazione storica, finora inediti in Italia. La storia è semplice: maestro Antoine Augereau viene giustiziato nella Parigi del 1534, la vigilia di Natale. Il suo ex allievo ed erede spirituale. Claude Garamond, ne racconta la storia, svelando il mondo della stampa che apre la via ai Tempi Nuovi: la lettura della Bibbia in volgare, la riforma, l'opposizione della Chiesa, e i grandi personaggi storici di quest'epoca: Manuzio, Erasmo da Rotterdam, Margherita di Navarra, Calvino.

La storia delle tipografie di Grand-Rue Saint-Jacques, dove aveva sede la corporazione degli stampatori, è paradossalmente più che un divertimento letterario in quest'epoca odierna in cui si rimette in discussione proprio la conquista della stampa che allora si magnificava. Ottima Anna Cuneo, che traccia dopo accurate ricerche la storia di Garamond, l'importanza dei suoi caratteri di stampa, e il ruolo oggi semi-sconosciuto del grande Antoine Augereau. Geniale - ma anche ovvio, a ben pensarci - che il libro stesso sia stato stampato con il Garamond... Da leggere.

17.4.11

16.4.11

IZ Lives

ISRAEL KAMAKAWIWOʻOLE

InSuccess Story: eBook in Germany

A QUANTO PARE i libri in formato elettronico non stanno avendo successo in Germania. O, perlomeno la pensa così GfK, la più "arcaica" fra le società di rilevazione del mercato.

Money Quote:

eBooks are already bestsellers in some countries. The major online retailer Amazon recently reported that it sold more eBooks than paperbacks in the USA last year. However, electronic books continue to be a niche product in Germany.

According to calculations carried out by GfK Panel Services, eBooks only achieved a 0.5% share of overall book sales in Germany in 2010, registering a total sales volume of €21 million (about R210 million). At present, only 35% of German publishers offer eBooks, although many intend to follow suit before long.

15.4.11

New Nintendo HD console

SECONDO VARI FONTI, a giugno durante l'E3 di Los Angeles la Nintendo presenterà la sua nuova console, dopo la "Wii dei miracoli" che ha letteralmente salvato l'azienda nel 2006.

Money Quote:

We have confirmed with multiple sources that this new home system is capable of running games at HD resolutions. There are conflicting reports, however, as to whether its graphics will be comparable to those on the Xbox 360 and PlayStation 3 – meaning it could surpass or fall short of those systems. Either way it will offer competitive specifications. Moving to HD should greatly help Nintendo and its new console in getting more multi-platform triple-A titles like Portal 2 or Mortal Kombat. This, in turn, will strengthen Nintendo's historically poor relationship with third-party publishers/developers.

In fact, Nintendo is already showing publishers the system in an effort to get them interested and allow them plenty of time to start developing titles in anticipation of the system's reported late 2012 launch.

"No one is going to confuse this [PlayBook] with the iPad"

IL LANCIO DEL tablet di RIM (Research in Motion, quelli del BlackBerry) non sta andando molto bene: il titolo dell'azienda ha perso il 3% in Borsa.

Money Quote:

BlackBerry maker Research in Motion needs a new play book.
That's the initial takeaway from the company's much-anticipated tablet device, the PlayBook, which drew far more jeers than cheers in its debut yesterday. Analysts said RIM, whose shares dropped more than 3 percent after the poor reviews, will have to quickly up its game if it hopes to compete in the hot tablet market dominated by Apple's iPad.

14.4.11

Gente che dorme sul lavoro


DOPO UNA SERIE Di imbarazzanti incidenti (fortunatamente senza conseguenze) causati da controllori del traffico aereo che si erano addormentati in servizio, che nei mesi scorsi avevano portato svariati aerei ad atterrare negli aeroporti Usa senza supervisione del traffico, è stato fatto fuori l'attuale capo del servizio, Hank Krakowski. Il capo dell'agenzia federale (Federal Aviation Administration) Randy Babbit ha incaricato David Grizzle, chief counsel della FAA, di assumere il ruolo do responsabile dell'Air Traffic Organization.

Nel frattempo Babbit ha fatto anche aumentare il personale a disposizione di 27 torri di controllo durante il turno di mezzanotte: finora era una persona sola, che non di rado cadeva addormentata. Gli ultimi a non essersi svegliati ai richiami dei piloti in avvicinamento alle varie torri erano stati il controllore notturno del Reagan National Airport di Washington DC, e quello di Seattle-Tacoma. Altri casi registrati: gente addormentata in torre di controllo nel Nevada e in Tennessee: tutto durante gli ultimi quindici giorni.

Uomini (e donne) nello spazio

CHI NE HA mandati di più, di astronauti nello spazio? L'Economist lo spiega, Il Post lo traduce e sintetizza. In passato Paolo Attivissimo spiegava i costi relativamente più contenuti sostenuti per mandare l'uomo sulla Luna rispetto ai costi annuali della difesa Usa. Da notare che ad oggi gli americani hanno praticamente azzerato il loro programma spaziale.

10.4.11

Cr-48 (2010)

DA ALCUNI GIORNI sto usando un pc particolare sotto molti aspetti: si chiama CR-48 ed è l'unità dimostrativa spedita da Google a 60mila persone (io devo restituirla tra pochi giorni, ovviamente) per mostrare le bellurie del sistema operativo totalmente nuvolizzato, Chrome OS.

Google è molto sensibile su questo tema: c'è voluto un sacco di tempo per riuscire a mettere le mani su una delle unità, praticamente cinque mesi, e le raccomandazioni sono state molto intense: occhio che l'hardware del computer non fa assolutamente testo perché non verrà mai commercializzato; occhio che la versione di Chrome OS (che peraltro si aggiorna da solo NdR) è provvisoria e potrebbe essere molto diversa da quella finale; occhio che forse in Italia non arriverà mai.

Google poi commercializzerà il sistema negli Usa a partire da questa estate con Samsung e Acer come partner, ma ancora non sappiamo quali computer verranno utilizzati. L'idea è di dare finalmente un senso ai netbook e ai computer "piccoli" e meno potenti, visto che il sistema operativo è in pratica solo un browser e tutti i dati e buona parte del calcolo viene fatto online.

Ok, vediamo com'è andata. Prima notazione: l'hardware. So che Google vorrebbe si evitasse di parlarne, ma a me è piaciuto molto. Spartano, essenziale, ricorda un MacBook solo che è un 13 pollici nero per via di una copertura di plastica morbida e inquietante. Nessuna parte in movimento (a parte la ventola per l'Atom single core) nessun disco, ci sono solo 8 Gigabyte di memoria di massa per fare un po' di cache di dati e niente altro. Non è potente, ma è divertente: la macchina concepita dagli ingegneri (una sola Usb, uscita audio, scheda SD, alimentazione e Vga, niente Ethernet, niente doppia e tripla Usb etc) mi piace. Divertente, spontaneo e genuino. Buffa la tastiera (praticamente una tastiera americana rimarcata con adesivi dagli amorevoli pr di Google), per niente scomoda senza i tasti funzione tradizionali e con il tasto "ricerca" al posto del tasto Caps Lock. L'accensione e spegnimento è al posto dell'ultimo tasto funzione, così come nel MacBook Air di ultima generazione, per intendersi.

Seconda notazione: la gestione. Pessima. Chi per primo si "autorizza" nel computer, ne diventa il proprietario (owner) tutti gli altri sono utenti amministrati, non possono essere fatti scalare ad amministratori, e poi c'è una postazione "ospite" (guest). Per cambiare owner bisogna resettare la macchina con una procedura un po' laboriosa (si toglie la battieria, si sposta a sinistra una levetta nascosta da un pezzettino di nastro nero, si riavvia, si rispegne, si rimette a posto la levetta, si riavvia un'altra volta. Lui formatta due volte il disco (la prima volta ci vogliono cinque-sei minuti, la seconda volta un minuto) perché il firmware è "trusted" e quando si sblocca la levetta e poi la si rimette lui non è più in grado di autenticarlo e quindi lo pialla e lo reinstalla. In questo modo, diventa impossibile - o quasi - per un terzo mettersi a giocare con il sistema operativo di Chrome OS. È faticosa e manchevole l'interfaccia di gestione. All'inizio ti chiede anche di fare una foto per l'utente che poi non puoi più cambiare. Blah.

Terza notazione: la vita dentro l'interfaccia. Chrome OS è praticamente un browser che può fare quattro cose: aprire schermate di amministrazione, aprire pagine web, aprire schermate con applicazioni, aprire finestrelle con estensioni (come la chat di Gmail, per intendersi, che galleggia sopra la finestra della posta). Cosa vuol dire? Che non si vede mai il filesystem, cioè le cartelle, le icone, la scrivania. Come si fanno a gestire i documenti? Non si gestiscono. Cioè, sono sempre "dentro" qualcosa d'altro: Gmail, Google Docs, Picasa, YouTube etc. Questo rende più facile manipolare il singolo documento, molto più complesso gestirne parallelamente un numero consistente. Inoltre, non è possibile ridimensionare la finestra di Chrome (si possono fare le schede o aprire più finestre diverse che diventano schermi diverse, percorribili con l'apposito tasto funzione, un po' come fa MacOS X con Spaces, soprattutto in Lion 10.7) o metterne due una accanto all'altra o una sopra l'altra. Vengono spiegate tutte le scorciatoie di tastiera (che sono molte) perché l'ambizione di Google è anche quella di sovrimporre un suo set di comandi rapidi, per fare da cornice alla mente delle persone quando utilizzano Pc, Mac o altro con i suoi browser e i suoi servizi.

Quarta notazione: essere nella nuvola. Scomodo. Si possono fare alcune cose molto bene, il discorso della collaborazione su un singolo documento per più persone è molto bello, la posta e altre cose sono una figata, però la sostanza è semplice. Non è tanto perché i dati sono lontani (se è per quello, con una buona connessione si possono manipolare i dati remoti come se fossero in locale) ma perché l'accesso via web è davvero faticoso. L'interfaccia Wimp (Window, icon, menu, pointing device) è ancora difficile da sconfiggere. Se non altro, è difficile sconfiggerla con un browser, per quanto aumentato. Per adesso, stare nella nuvola passando solo dal browser è un po' scomodo.

Addenda: la presa Usb di Chrome OS, a differenza di quella (assente) di iPad, è adatta ad ospitare le chiavette di memoria Usb. Problema: non si vedono se non quando si devono compiere particolari operazioni, come aggiungere un allegato a una mail di Gmail. E soprattutto, la maggior parte delle chiavette non funziona (invece, delle schede SD finora non ne funziona proprio nessuna). Quindi? Google dice che ci lavora ulteriormente sopra e presto ci sarà qualche soluzione.

Conclusione: Chrome OS è bellissimo, è molto potente (soprattutto in prospettiva) e apre la via a molteplici suggestioni. Peccato però ancora sia molto giovane e poco maturo, anche per via del tipo e del numero di servizi esistenti in rete. È il futuro? Non lo so. Mi sono divertito a usarlo? Certamente. È un chiodo sulla tomba di Windows? Certo...

Addenda numero due: Cosa mi piace del Cr-48. Che è fico, la batteria dura tanto, l'hardware è stato pensato per fare cose particolari (non è il solito Pc) e il sistema operativo e le applicazioni promettono di aggiornarsi da sole, senza nessun problema di gestione da parte mia. Mica male.

Wonder where Jeff is...

COME OGNI DOMENICA, Garry B. Trudeau con Doonesbury.

8.4.11

Bbox

ALLORA, I RAGAZZI di nos3lab sono tornati con una nuova idea. Si chiama Bbox e per adesso è in versione alpha (quella prima della beta), per Linux e per Mac. Sorry, no Windows :-)

Quando ho visto il progetto di nois3lab ho pensato: ehi, ma c'è già Dropbox che fa la stessa cosa, cioè sincronizzazione dei documenti tra due o più computer, con anche possibilità di condividere la cartella. Poi ho pensato: non sono mica fessi, ci deve essere qualcosa che non avevo capito. E infatti, non avevo capito. Bbox si basa su Subverion, tu ti metti su il tuo server e fai la sincronizzazione e in pratica non c'è neanche più il problema delle quote di disco.

Insomma, se svn è Linux e DropBox è Mac, Bbox è l'incontro magico dei due.

3.4.11

Hope!

UN PERSONAGGIO "FUORI" dalla grande famiglia di Doonesbury creata da Garry B. Trudeau come protagonista della tavola di questa domenica. Sullo sfondo si intravede Yale, l'alma mater di Trudeau e di George Bush Jr., tra gli altri.

2.4.11

Steve Jobs (2011)

SABATO POMERIGGIO UN business man americano sessantanovenne ha monopolizzato l'attenzione di metà della blogsfera milanese al quarto piano della libreria Hoepli. Si tratta di Jay Elliot, l'autore (assieme a William L. Simon) di Steve Jobs - L'uomo che ha inventato il futuro. Il signore in questione era all'ultimo giorno di una settimana vissuta di corsa attraverso l'Italia: Milano (Fnac e Bocconi) lunedì, poi Bologna (Feltrinelli), Roma (Feltrinelli, Sapienza e un'altra) e di nuovo Milano, con la mitica sede della Hoepli per chiudere la corsa. Ogni appuntamento, il tutto esaurito. Nel finale a Milano, un sacco di volti e nick noti della blogsfera.

Come mai tutti riuniti ad ascoltare Jay Elliot? Forse perché ha lavorato con Steve Jobs (ma negli anni Ottanta, quindi parecchio tempo fa) e può rivelare particolari "gossippari" sul co-fondatore di Apple? No, in realtà non è questo il motivo. Invece, la storia di Steve Jobs e di Apple stanno diventando qualcosa di unico. Sorprendentemente il pubblico generalista si fa attrarre e ipnotizzare dall'azienda, dai prodotti, dal carisma del suo co-fondatore. Non sono io a pensarlo, è nelle delle cose sotto gli occhi di tutti. Per questo le sale si sono riempite.

Questo libro in definitiva è un modo per capire un nuovo fenomeno, che Elliot chiama "iLeadership" e che definisce la "Steve Jobs way", il modo tutto speciale che Jobs ha costruito con la sua vita di imprenditore e di capo d'azienda (al plurale: d'aziende, con Apple, NeXT, Pixar) per fare affari. Elliot ricorda un quantitativo enorme di aneddoti e dettagli che fanno la gioia dei cultori della materia come me. Inediti sprazzi di luce su episodi noti e meno noti del personaggio. Ma in realtà il suo scopo è un altro. C'è un messaggio e c'è anche una morale.

Come dice bene lui stesso, prima ha lasciato Ibm per andare a lavorare con Apple perché era insoddisfatto del modo in cui si viveva nel posto di lavoro di Big Blue. Poi, dopo l'esperienza di Apple (Elliot ha scelto di non seguire Jobs a NeXT nel 1985 e quindi ha rotto in qualche modo il suo rapporto con il co-fondatore di Apple) ha deciso di lavorare da solo, fondando le sue aziende in modo molto americano: successo, chiusura, nuova azienda, successo etc. Ha scelto di essere arbitro del suo destino, per così dire, e sorridendo con un modo di fare ancora da ragazzone di campagna alto due metri e privo di ira (alla Heopli a tratti sembrava quasi Li'l Abner da vecchio, gli manca solo la salopette di jeans) sottolinea: "In realtà, è questa la vera lezione che ho imparato da Steve Jobs". Essere arbitri del nostro destino, non lavorare "sotto" nessuno. Mica male.

Con queste premesse, il libro vale decisamente la lettura.