10.2.10

My Rihla in Malta

DICE CHE UN po' di tempo fa un turista che faceva parte di una comitiva di americani appena scesa da una nave crociera abbia chiesto alla guida: "Chi è quella signora della statua?" La guida, che poi me lo raccontava ieri mentre camminavamo per Mdina, qui a Malta, non ha fatto neanche in tempo a stupirsi e invece ha risposto d'istinto: "È Maria, cioè la Madonna". Il turista pare sia rimasto sovrappensiero per qualche secondo, fissando la statua che vedete qui sotto, e poi abbia chiesto: "Ah. Ok. Mmh. E chi è il bambino?"



La fonte è fidata e la testimonianza orale degna di essere riportata. Segnala la straordinaria approssimazione del viaggiatore globale (la relazione degli americani con la storia e geografia è oramai diventata leggendaria) ma anche il complesso rapporto che tutti noi abbiamo con quello che ci sta intorno. Nel Seicento e nel Settecento Malta era una delle mete più significative del Grand Tour. Oggi la cosa tocca qui a Malta il parossismo, perché l'arcipelago-stato è forse uno dei "pezzi" più sottovalutati del Mediterraneo. Soprattutto da noi italiani. Eppure, non solo Malta è più vicina alla Sicilia di Lampedusa, non solo è la roccaforte naturale da cui si è dominato per tre millenni l'intero Mediterraneo (chi possiede Malta, possiede il Mare Nostrum), ma c'è molto altro.

Abbiamo scoperto che Malta è la culla della prima civiltà umana di cui siano rimaste tracce edificate, con templi megalitici risalenti al 3.600 avanti Cristo (mille anni prima della piramide di Cheope, per dire). Malta è anche il punto di incrocio di tutti i popoli del Mediterraneo, la sede dei cavalieri ospitalieri (che un altro turista continuava a scambiare con i Templari); è il luogo di numerosi, storici e cruenti assedi.

Oggi Malta, però, è anche molto di più: è nell'Unione Europea, è negli accordi di Schengen, è nell'euro. Ed è uno dei pochissimi posti dove si parli correntemente italiano. A un'ora d'aereo da Roma, due ore da Milano e tre da Londra. Tutto con Air Malta, EasyJet, Ryanair, oltre a Lufthansa, Alitalia, Emirates, Air Lybia. In pratica, Malta è un posto in cui dovremmo essere di casa, anche a ricordo del movimento filoitaliano di inizio Novecento, e dove invece non abbiamo quasi voce in capitolo. Qui però la qualità della vita è strepitosa, le dimensioni ridotte esaltano la bontà delle infrastrutture e c'è chi, come il signore proprietario dell'auto qui sotto, evidentemente ha capito tutto.



La "dea" della Citroen è un po' arrugginita e battuta sui fianchi. Ma rimane un oggetto stupendo, un'esperienza addirittura tattile (il senso più difficile da ingannare), che qui ha cittadinanza piena. Chi non vorrebbe vivere nel secondo stato più affollato al mondo dopo Singapore, arrampicandosi per strade serpentine e ricamate di buche con questa meraviglia della storia automobilistica?

A La Valletta, dove ho scattato insieme alle altre la foto qui sotto, oggi ha piovuto. L'immagine non è di qualità eccelsa, soprattutto per la saturazione della luce dall'alto. Ma la materia della pietra bagnata in basso, con i riflessi di cielo, è per me straordinaria. Quando si scatta con un telefonino le foto vengono a caso: è quasi come essere posseduti da qualcun altro che riempie la memoria digitale di immagini che per caso stavamo vedendo anche noi. Questa è stata una buona coincidenza.



Qui tira ancora il vento (di maestrale a forza sette) ma non fa freddo. Il dibattito maggiore sull'isola, quello che appassiona davvero i maltesi a parte le beghe di condominio, verte su quale sia di preciso il posto in cui San Paolo si è arenato. C'è l'isoletta con la cappella, ma altre insenature e solchi vallivi vorrebbero avere l'onore: subito dopo la storia di Ulisse e Calypso, il franchising cristiano qui rende da secoli.



Per dare più visibilità al brand, in una bella chiesa nel centro di La Valletta hanno due reliquie del Santo: un pezzo della colonna vertebrale e un osso dell'avambraccio. Quest'ultimo viene esposto in maniera alquanto esplicita: sembra un fotogramma preso al volo da Terminator.

Domani ho un'altra giornata di lavoro abbastanza lunga, poi venerdì torno in Italia. Ho trovato un angolo di mondo nel quale credo che tornerò.

6 commenti:

marco ha detto...

blogmaster, guarda che lo yankee è molto probabilmente battista o di qualche altra religione cristiana cosiddetta riformata: quindi non è assurdamente mariolatra come i cattolici. e a malta non hai trovato traccia del caravaggio?

Antonio ha detto...

Ignorantia non excusat.

Caravaggio vale da solo il viaggio. Magai ne parlo un'altra volta.

Frankie Flowers ha detto...

Antonio mi hai fatto venire una gran voglia di visitare Malta! Pezzo stupendo, complimenti.

Antonio ha detto...

Grazie! Io sono tentato di tornarci in vacanza. Il problema non è Malta, ovviamente, ma il tempo a disposizione e la crisi economica...

Davide ha detto...

Caro Antonio, ho letto con passione l'affascinante pezzo che hai scritto con - devo ammettere - ottima capacità narrativa.
Da tempo valuto proposte e offerte di lavoro che mi giungono dall'isola più sottovalutata del mediterraneo.
Cosa ne pensi? Voglio dire, farci il turista è una cosa, vivere sarà ben altro; quali le tue riflessioni in merito?

Antonio ha detto...

@Davide: io andrei, almeno per un periodo. Se l'offerta è economicamente valida, direi che ne può proprio valere la pena. Ti stacchi dal declino italiano per un po', mantenendo però il contatto con la lingua e la cultura. Provaci e poi fammi sapere...