15.5.06

Smile

GUILLAUME DUCHENNE ERA un neurologo. Un pioniere, visto che è nato nel 1806 ed è morto nel 1875. Ha studiato le espressioni degli esseri umani in un modo un po' brutale (utilizzava l'elettricità, che non penso fosse solo per scopi ricreativi ma anche per tentare di curare patologie come la distrofia muscolare), ma ha anche fatto scoperte importanti. Ad esempio, che il vero sorriso, quello profondo che libera endorfine e ci fa stare meglio, coinvolge la muscolatura degli zigomi e degli occhi. Si sorride cioè con tutto il volto e non solo con le labbra (come accade invece con i sorrisi di circostanza o professionali, tipo le hostess sugli aerei - con la sentita eccezione di metà degli equipaggi di cabina di Alitalia of course). Il sorriso profondo è chiamato per questo "Sorriso Duchenne", quello artificiale invece "Sorriso Pan Am", dall'abilità nell'ottenerlo delle hostess degli aerei della (defunta) compagnia americana.

Il sorriso parrebbe essere una pratica innata e dettata dall'istinto, perché la si ritrova in effetti ovunque tra le culture del pianeta. Inoltre, ci sono anche ecografie che mostrano sorrisi di feti nelle ultime settimane prima della nascita. Però, alcuni antropologi hanno messo in discussione questa teoria, portando il sorriso Duchenne nella sfera dei comportamenti indotti dalla società, grazie alle in verità scarse testimonianze dei cosiddetti "bambini selvaggi" (tipo Romolo e Remo allevati dalla lupa oppure Tarzan di E.R. Burroughs e il protagonista del Libro della Giungla di R. Kipling, Mowgli). Pare infatti che questi bambini non sorridano spontaneamente. C'è anche da chiedersi quali motivi avrebbero, visto il tipo di cambiamento di contesto al quale sono stati sottoposti per essere studiati e probabilmente anche per via della mancanza di stimoli sociali adatti a stimolare la pratica del sorriso mentre sono allo stato naturale.

Girando con il tram per Milano, se ci si nasconde dietro il bloc-notes cercando di osservare quel che circola attorno a noi e lo si compara con quel che si vede altrove (per esempio negli aeroporti statunitensi ed europei, oppure nelle città americane) l'odioso pensiero di dar ragione al Presidente del consiglio uscente si fa largo: sorridiamo poco o niente. Cioè, noi "vecchi italiani", perché non solo negli altri paesi si sorride di più, ma anche gli ospiti, i migranti e i nuovi italiani hanno visi più caratterizzati, vivaci, sorridenti, attivi. Che il genotipo del "vecchio italiano" si stia incamminando verso l'estinzione? Il saldo statistico è tutto a svantaggio di noialtri, si figlia meno e soprattutto mi pare - guardandoci in faccia - che non ci si diverta neanche tanto. O no?

1 commento:

G. ha detto...

Ma no...
E' solo che la gente sorride più dentro che fuori.
Tutto qui :-)