30.10.05

Before I Got Here

BLAIR UNDERWOOD E' un attore noto dalle nostre parti soprattutto per essere passato come momentaneo fidanzato di Miranda attraverso le maglie di Sex & The City. A dire il vero è stato anche co-protagonista insiema Heater Locklear di Lax, la sfortunata serie ambientata all'aeroporto di Los Angeles chiusa anzitempo per mancanza di pubblico. Comunque, è un attore di "impatto": nero e aitante, che non ti aspetteresti mai che scriva un libro

Invece il libro l'ha scritto, (con le foto di Donyell Kennedy-McCullough) ed è appena uscito negli Usa. La cosa inquietante è l'argomento: Before I Got Here: The Wondrous Things We Hear When We Listen to the Souls of Our Children riesce a cogliere con accuratezza inconsueta uno degli ultimi angoli inesplorati della new age millenaristica che possiede un segmento dello spirito americano.

C'è vita oltre la vita? C'era vita prima della vita? Ho visto una luce in fondo al tunnel e ho parlato con mio nonno, mentre mi ricordavo di quando ero suo padre. Questo in sintesi il polpettone mistico che alimenta parecchi, ma che sarebbe forse un po' facilone banalizzare. In realtà, sarebbe figlio di quell'altro stereotipo tutto italiano che vuole che per noi gli americani siano dei "coglionazzi", dei "bambinoni" che credono a una caterva di idiozie false come patacche.

Underwood ha raccolto sia dai suoi tre figli che dalle testimonianze (attraverso un sito web) di vari altri genitori un bel po' di frasi che i bambini prima dei cinque anni lasciano cadere lì. Cose del tipo: "belle scarpe, mamma. Prima che venissi da te le avevo anche io", oppure "sei una mamma fantastica, la migliore tra tutte quelle che ho avuto".

Dopo che questi figlioli posseduti superano i cinque anni di età, peraltro la fase in cui secondo gli psicoanalisti si rimuovono tutti i ricordi precedenti, questi ragionamenti non emergono più.

Su Amazon si trova il libro, magari una lettura interessante per farsi una passeggiata attraverso la spiritualità di Blair Underwood, oppure per fare etnografia degli Stati Uniti. O magari per cominciare a prendere appunti quando i nostri bambini dicono cose strane...

29.10.05

Il ruolo della stampa

UNO DEGLI ELEMENTI che caratterizzano il caso di Lewis "Scoopy" Libby, il capo dello staff del vicepresidente degli Stati Uniti appena incriminato negli Usa, è quello della stampa.

L'incriminazione si basa fondamentalmente sulle testimonianze di tre giornalisti di alto profilo, Judith Miller del New York Times, Matthew Cooper del settimanale Time, Tim Russert di NBC News, ed è la prima volta che accade a un così elevato livello.

Questo, secondo il San Francisco Chronicle, apre la via ad inquietanti interrogativi sulla libertà della stampa e soprattutto sulla riservatezza circa le fonti.

Giusto per ricordarlo, il segreto professionale per i giornalisti in Italia esiste in modo parziale: per gli iscritti all'albo dei professionisti (niente pubblicisti) e per di più solo se il giudice non ritiene che sia necessario in ogni caso sapere il nome della fonte. Altrimenti, è galera...

Giovane Autore senza più alcun ritegno

VISTO CHE CI siamo, sbrachiamo fino in fondo. Il poliedrico sensibilissimo e grafomane Giovane Autore che noi tutti stimiamo ha passato mesi incatenato davanti al suo portatile scrivendo come un ossesso (per forza poi si è rotto il disco rigido). Buona parte del frutto delle sue fatiche è sparpagliato, come fiocchi di neve nella pioggia, qua e là su Internet e in qualche emeroteca, se ancora ne esistono. Ma parte è stata rilegata e venduta in quei buffi negozi pieni di volumi dai nomi esotici e con poche immagini al loro interno.

Oltre ai due e mezzo di cui abbiamo potuto testimoniare sinora l'esistenza, in realtà il 2005 ne ha visto uscire un altro in forma - udite udite! - di Atlante. Ebbene sì, il G.A., nonostante la giovane età, non solo è stato pubblicato in formato tascabile, in brossura e pure in fascicolo allegato al terzo quotidiano nazionale. E' anche finito a compilare voci (una quindicina) del potente Atlante della Comunicazione, pubblicato per questa volta da Hoepli nell'agosto del corrente anno e curato da Fausto Colombo.

Si tratta di un'opera massiccia: ben 440 pagine sontuosamente brossurate e dal costo non esattamente popolare di 38 euro. Recita con ambizioni olistiche il rovescio di copertina:

Il volume presenta un disegno descrittivo del mondo della comunicazione (dai media fino alla moda, design e teatro), raccolto attorno a un'idea di fondo: l'idea che i fenomeni di globalizzazione, digitalizzazione e convergenza tecnologica siano gli aspetti caratterizzanti dello sviluppo più recente e attuale della comunicazione. Una caratteristica importante dell'opera è costituita dalla natura di "atlante", in cui la dimensione geografica ed economica dello sviluppo, sia sul piano planetario sia su quello italiano, si manifesta in alcune cartografie ad hoc. Il lemmario (250 voci in ordine alfabetico) contiene lemmi teorici e lemmi specifici per i singoli media.

Qualcuno lo fermi! Adesso magari si mette anche a scrivere un romanzo...

Airlines-within-an-Airline

GOODBYE SONG, HAI finito di volare. Delta, la travagliata compagnia aerea partner preferenziale di Alitalia per il mercato degli Stati Uniti, ha annunciato di voler dismettere Song, la "compagnia aerea dentro la compagnia aera", cioè il suo secondo brand.

Geraeld Grinstein, l'amministratore delegato di Delta e l'uomo che poche settimane fa ha firmato il Chapeter 11, l'amministrazione controllata per la terza compagnia aerea statunitense, ha fatto due conti e ha deciso che gestire due società aveva più svantaggi che vantaggi, soprattutto dal punto di vista economico. Dopo l'esperimento sfortunato di Delta Express, Song avrebbe dovuto essere l'arma del riscatto contro le nuove low-cost, quelle che hanno qualità, prezzi basti e immagine cool: JetBLue ed AirTrain, oltre all'apripista Southwest. Ma i conti non hanno mai quadrato.

Adesso, chiudere Song (che il vecchio Grinstein chiamava "Swan Song" e che originalmente aveva come obiettivo le amene località di vacanza della Florida e di alcune parti della California meridionale) vuol dire liberare i 48 Boeing 757 mono-classe della compagnia economica, pronti per essere riposizionati, con allestimento a due classi di tariffazione, al posto dei buoni vecchi Boeing 767 che finora Delta usava nei voli transcontinentali. Servono, quei fantastici cassoni, per dare ali alle nuove rotte che saranno operative in pochi mesi per 11 nuove destinazioni internazionali appena selezionate da Delta. Entro due anni, inoltre, Delta metterà in linea anche altri 50 aeroplani nuovi di pacca sempre con allestimento a due classi.

Si conclude così una delle ultime avventure di un modello economico per l'aeronautica civile che non ha raccolto grandi successi: le Airlines-within-an-Airline non hanno retto il colpo di venti anni di low-cost e sono state abbandonate da tutti i carrier statunitensi con l'eccezione di Ted, l'aerolinea dentro l'aerolinea di United Airlines. Goodbye, anzi, farewell Song...

28.10.05

Non riattaccare

DI LEI SAPPIAMO che si chiama Alessandra Montrucchio, che è nata a Torino nel 1970, che è laureata in lettere e che ha vissuto e lavorato anche all'estero facendo svariati mestieri. Collabora a vari giornali tra cui La Stampa. I suoi racconti, raccolti nel libro Ondate di calore, hanno vinto il Premio Calvino.

Di lei sappiamo anche che ha pubblicato un romanzo breve per il suo editore, Marsilio, dal titolo Non riattaccare. E' la storia di una telefonata, tra Torino e Ginevra, che lega un amore finito da pochi mesi ma ancora mortalmente vitale. In una parola, bello.

E sappiamo infine che è stata ospite nella trasmissione del capo, risultando un autore interessante anche sul piano umano. Non è poco...

Dolce Remì...

RICEVO DALL'AMICO direttore responsabile di Macity e prontamente divulgo:

L'esordio carbonaro del Giovane Autore

ECCO, SE PENSAVATE che l'esordio fosse datato 2005, vi sbagliavate. La maschera sensibilissima del Giovane Autore cela invece il rapace esperto di affari esteri, che nel lontano 2002, pochi mesi dopo l'11 settembre, dava un contributo storico alla realizzazione di un piccolo volume oramai scomparso dalle librerie: Guerra e politica - Ripensare l'economia e gli equilibri globali.

Certo, furono Lucia Annunziata, Tito Boeri, Mario Calvo-Platero e Luca Paolazzi ad avere l'onore della copertina, insieme ad Antonio Calabrò che ne fu il curatore, ma la metà del libro è composta da "cronologia e scenari a cura di Antonio Dini", come qui testimoniato.

Peraltro, il nome del G.A. compare nel frontespizio del volumetto di 196 pagine collana "Le Sfide" edite da Il Sole 24 Ore Libri (sempre loro!), e noi tutti sappiamo che Sartre considerava quello la vera copertina del libro...

Purtroppo il volumetto è oggi introvabile; tra le poche migliaia in circolazione, ne esistono tre copie autografate dal Giovane Autore medesimo di valore oramai incalcolabile. In tutto, quindi, il G.A. è responsabile di ben due libri e mezzo, nel senso letterale dell'espressione.

"Quanto siamo bravi"

UNA VOLTA, QUANDO conoscevi un vecchio lupo della cronaca, dopo un paio di bicchieri ti raccontava sagaci storie su questo o quello scoop, di chi l'aveva ripreso, di com'era andata da "dietro le quinte". Adesso, se uno scrive una cosa (metti, chessò, Bonini e D'Avanzo) e poi - siccome non ci sono altre pezze d'appoggio - ti riprendono quelli del New York Times (che evidentemente non trovano molto altro e hanno bisogno di citarti come fonte), allora è una notizia e ci scrivi su un articolo.

Ma se per un caso nell'inchiesta sul Nigergate fossero state scritte cose imprecise, il fatto che il NYTimes te le abbia virgolettate le rende più vere?

27.10.05

Gulp!, rinfrescatevi la memoria

MENTRE ESCE IL sudato colpo di reni d'autunno (da oggi con il Sole 24 Ore o senza, etc etc), cosa di meglio se non un bel drink per rinfrescarvi la memoria?

Ci pensa Google, che ha sviluppato una fantastica bevanda. Ovviamente in versione beta...

L'auspicio è che renda la vita più sorridente e dolce per tutti! (Anche se, a dire il vero, il fatto che sia una bevanda "sugar free" potrebbe comportare qualche limite nel renderla dolce. Ma di sicuro sorridente sì. ricordiamoci che ne esistono anche altri tre gusti, oltre al qui rappresentato Sugar Free Radical).

Ma voi, non avete sete?

Ps: per quanto riguarda Donne e tecnologia, l'altro affascinante libro del Giovane Autore che si avvia trionfale alla seconda edizione in soli dieci giorni, se proprio non sapete resistere lo potete comprare qui, nella libreria online del Sole 24 Ore, con ben due euro di sconto (18 anziché venti, e poi dite che non vi trattiamo bene...).

25.10.05

Protestare seduti

UN GIORNO DI cinquanta anni fa la signora Rosa Parks, che aveva il fondamentale difetto di essere nera per quanto attiene al colore della pelle, si rifiutò di osservare le leggi all'epoca in vigore e di far sedere al posto suo un uomo bianco sull'autobus che la stava portando attraverso Montgomery, media cittadina dell'Alabama.

Arrestata, condannata a dieci dollari di multa e quattro di spese legali, il suo caso fu la scintilla che scatenò l'incendio delle marce per i diritti civili, lo sciopero degli autobus (per mesi le persone di colore non salirono più sugli autobus), la notorietà di un nuovo leader, il ventiseienne Marthin Luther King.

Ieri, all'età di 92 anni, la signora Rosa Parks è morta a Detroit, nella sua casa. La storia la racconta il San Francisco Chronicle.

Eccola, 'sta benedetta memoria del futuro

UFFA, CE L'ABBIAMO fatta! E' ufficiale. E' la Memoria del futuro e uscirà giovedì... Lo dice la pubblicità del Sole 24 Ore!

Sta arrivando, insomma, il "gadget" composto da una chiavetta di memoria Usb da 128 Megabyte, un poster sulla storia della memoria (pieno di disegni molto belli) e un piccolo libro dal titolo affascinante La memoria del futuro. Indovinate chi ha scritto il libro e i testi del poster? Fuochino, fuochino...

Noi giovani autori siamo sensibilissimi e narcisissimi... E io in particolare ho finito i reni da donare!

Scoperte

LAVORO PER UN genio e non me n'ero mai accorto:

Questo post serve solo a lasciare nell’eterna memoria di internet e di Google qualcosa che associ l’espressione “intrum justitia” alla parola “affanculo”

Questo Posto partecipa con sentimento alla campagna.

24.10.05

La fatica di tenere un blog

UNA VOLTA HO letto un articolo, penso qualche anno fa, su un dimenticato giornale americano in camera d'albergo, mentre ero da qualche parte sulla costa Occidentale a fare chissà che cosa. Il giornale diceva che l'esplosione dei blog era dovuta al surplus di disoccupati per il crollo della New Economy, tutti dotati di connessioni a larga banda e un sacco di tempo libero.

Era implicito che nel momento in cui avressero trovato lavoro, la loro attività di blogger sarebbe scemata.

Ecco, volevo rassicurarvi che io sono sempre quel Giovane Autore Precario di Lusso, Invitato Speciale e a Progetto che tutti amiamo. Quindi, la frequenza di post in questo Posto (scusate l'allitterazione o quel che è) non calerà, neanche quando mi trapianteranno i reni. intanto, le coliche sono contenute: per adesso qualche colpetto o poco più. Niente di straordinario, insomma, solo esercizi di normale fatica.

(Ma voi non avete fame?)

22.10.05

Worth a Look

IO TRA DUE mesi e nove giorni compio 36 anni. Invece, la posta elettronica ne ha appena compiuti 34. E il blog di Google ci ricama sopra:

It's difficult to pin down the exact origin of email, but in October 1971, an engineer named Ray Tomlinson chose the '@' symbol for email addresses and wrote software to send the first network email.

At the time, it must not have seemed very important – nobody bothered to save that first message or even record the exact date. I've always thought that it would be fun to witness a little bit of history like that – to be there when something important happened. That's part of what drove me to join a little no-name startup named Google, and it's why I was excited when I was given a chance to create a new email product, now called Gmail.

Of course that wasn't the only reason why I wanted to build Gmail. I rely on email, a lot, but it just wasn't working for me. My email was a mess. Important messages were hopelessly buried, and conversations were a jumble; sometimes four different people would all reply to the same message with the same answer because they didn't notice the earlier replies. I couldn't always get to my email because it was stuck on one computer, and web interfaces were unbearably clunky. And I had spam. A lot of it. With Gmail I got the opportunity to change email – to build something that would work for me, not against me.

21.10.05

E io nel tempo libero mi rilasso così, va bene?

COSA SI FA durante la settimana in cui si tiene lo Smau, a Milano? Se siete giornalisti tecnologici, si cerca di fare altro. Ma non sempre si riesce.

Per questo, da mercoledì, questo Posto è quotidianamente costretto a passare dalla Fiera "city" di Milano, che il buon Dio la travolga, vagando tra stand demenziali e torme di ragazzini dopati. La sensazione? Che lo Smau, nonostante i recenti cambi di proprietà, dovrebbe essere vietato da una qualche convenzione internazionale. La fiera e pure i poliziotti che vanno a giro con il biciclo del futuro...

Ad esempio, prendete lo stand della Camera dei Deputati: legno massello scuro, moquette, arabeschi e soprattutto la tastiera degli stenografi. C'è chi l'ha scambiato per il padiglione della Bontempi, quella degli organetti...

Comunque, attendo di avere delucidazioni e giudizi sulla fiera come promesso da Eclipse, che oggi ho scortato con piacere in questa sua piccola odissea milanese.

19.10.05

Il Sole si rinNòva [aggiornato]

CON UN COLPO a sorpresa, è stato presentato oggi (mercoledì 19) allo Smau il nuovo supplemento di tecnologia e scienza del Sole 24 Ore, dal titolo Nòva 24, che manda in pensione l'onesto @lfa.

Adesso, sono tre i giornali di tecnologia del Sole nei quali ho scritto: lo sfortunato New Economy, @lfa e quindi Nòva 24. La storia che scorre come un fiume, inarrestabile.

Alla presentazione, sobria e veloce, c'erano tantissimi colleghi della redazione (e p.r. curiose), oltre al direttore, Ferruccio de Bortoli e al ministro per l'innovazione e le tecnologie, Stanca.

ACHTUNG! La memoria del futuro esce più avanti, non oggi. 'Sti benedetti tizi del marketing...

18.10.05

A'livella

CON IL MIDDLEWARE si livellano le differenze: è così che il business e la competizione riescono a diventare globali. Ed è per questo che il software che abilita la comunicazione tra le applicazioni aziendali ha assunto negli ultimi mesi un'importanza sempre più centrale.

Secondo Thomas Friedman, giornalista americano vincitore di tre premi Pulitzer e autore del libro The World is Flat uscito da pochi mesi negli Usa, il middleware è uno dei maggiori fattori di innovazione degli ultimi anni, anche se semi-sconosciuto al grande pubblico. La nuova competizione su scala mondiale (quella che nel libro viene chiamata "globalizzazione 3.0") sta crescendo, afferma il giornalista, perché vengono sempre più "livellate" le barriere che impedivano a chi vive nella periferia del pianeta, aziende e singoli che siano, di confrontarsi alla pari con chi vive nei paesi più ricchi.
L'abbattimento delle barriere sta avvenendo per via di una serie di tecnologie e di fattori tra le quali l'informatica di rete. Ma, insieme alle tecnologie "classiche" di Internet, che permettono attraverso i protocolli universali delle pagine web e della posta elettronica di far comunicare le persone, il vero salto di qualità per le aziende viene offerto oggi proprio dal middleware. E' questa la "lingua comune" che permette alle applicazioni dei server di connettersi ad altre applicazioni, aprendo le porte al flusso del lavoro e alla competizione su scala globale.

Il termine middleware, citato pubblicamente per la prima volta nel 1968 in una conferenza per lo sviluppo del software della Nasa, indica in realtà differenti concetti. Nell'attuale orientamento dei produttori di software per le imprese è riferito a un modello logico composto da tre livelli, in cui la base dei dati, il loro accesso, la logica di processo e l'interfaccia per l'utente sono realizzate in moduli differenti collegati dal middleware, cioè lo "strato" intermedio tra sistema operativo e applicazioni. La flessibilità del middleware consente però di astrarre la base dati e le applicazioni dal sistema operativo e quindi dal server concretamente utilizzato, favorendo lo sviluppo sia di servizi in grado di comunicare i dati tra applicazioni diverse in maniera organizzata (Soa) che della gestione del calcolo su macchine differenti fuse in un unico server virtuale (grid computing).

La sfida nel mercato dei produttori di middleware adesso è tra filosofie diverse nell'approccio a questa tecnologia: chi cerca la flessibilità e l'integrazione tecnologica e chi invece vuole innovare grazie a modi nuovi di realizzare le applicazioni. Ovverosia, in altre parole, la sfida in questo particolare momento del mercato è tra Oracle e Sap.

Secondo la società statunitense guidata da Larry Ellison, l'innovazione chiave nel settore delle applicazioni per le imprese (dopo aver costruito la fortuna di Oracle sulla gestione dei dati) è nel livello di software che mette in comunicazione le applicazioni con la base dei dati e che abilita la realizzazione di servizi web orchestrabili grazie ad architetture orientate ai servizi (Soa). Secondo Sap, invece, non è così. La scelta di Ellison servirebbe a risolvere un problema particolare tutto di Oracle, cioè consolidare legandole tra loro applicazioni anche molto differenti - frutto di una intensa attività di acquisizioni - mentre per l'azienda tedesca è più importante la "semantica del business", vale a dire la logica con la quale costruire i flussi delle informazioni utili all'impresa.

La strategia è quindi differente: per Sap oggi l'innovazione passa soprattutto attraverso la creazione di una comunità, presentata a fine settembre, chiamata Enterprise Service Community Process, che porta verso NetWeaver, il middleware dell'azienda, gli sviluppatori e i clienti con lo scopo di creare moduli e aggiunte speciali per le applicazioni Sap in grado di interagire con altre applicazioni anche non Sap.

Si tratta, secondo gli analisti, di una strategia simile a quella utilizzata da Ibm per la creazione della comunità di sviluppatori Eclipse tre anni fa o della Java Community Process di Sun Microsystems. Proprio Ibm è l'azienda che ha sposato per prima la bandiera del middleware e ne ha fatto una scelta strategica, rimanendo però al limite del mercato delle applicazioni. L'importante, dicono ad Armonk, è creare lo standard di base e non tanto competere nei singoli settori.

(da Alfa il Sole-24 ORE del 13 ottobre 2005)

Costruire palazzi con la forza del pensiero

«L'INGLESE — COMMENTA SIMPSON — è una lingua difficile da parlare bene. In compenso, a parlarla male, è piuttosto semplice da imparare»

Marco Magrini racconta la storia di John Simpson, direttore della «bibbia» Oxford English Dictionary, che sta lavorando da 27 anni alla terza edizione che sarà pronta nel 2025: per catalogare la lingua del mondo globalizzato, gli attuali venti volumi diventeranno quaranta...

17.10.05

Lo Smau delle donne

MI ARRIVA E pubblico la seguente mail di una amica di futuro@lfemminile:

Care amiche ed amici,

futuro@lfemminile è riuscito in un’impresa piuttosto singolare… convincere SMAU ad organizzare un convegno sul tema Donne e Tecnologie.

E’ in assoluto la prima volta che questa tematica “si eleva” a far parte dei contenuti istituzionali di SMAU, la principale fiera italiana dell’Information Technology.

Il convegno sarà in forma di Talk Show con Cipriana Dall’Orto (direttore di Donna Moderna) come moderatore ed un gruppo di rappresentanti di esperte in materia e donne d’azienda per trovare insieme la via “femminile” alla tecnologia e ai suoi vantaggi.

L’incontro si terrà sabato 22 ottobre alle 10,30 presso la Fiera Milano, Sala Bolaffio, PAD. 16 Timpano – Ingresso Porta Scarampo.

La partecipazione è gratuita ma è necessario iscriversi alla segreteria organizzativa 02-49983350.

Mi raccomando, partecipate numerosi e divulgate l’invito alle vostre conoscenze!

Grazie

Roberta


Vi aspetto lì?

Pari opportunità presidenziali (almeno nella finzione)

C'E' QUESTA NUOVA tendenza, nel mondo del telefilm made in Usa, che è poi quella di far ricorso alle stelle del cinema per dare spessore ai prodotti. Ci sono alcuni attori, addirittura, che stanno vivendo una seconda stagione di gloria grazie a questo meccanismo.

Proprio sui volti del grande schermo fa affidamento Commander in Chief, un bel telefilm da seguire (se vivete negli Usa), che narra le vicende di una Vice Presidente degli Stati Uniti eletta nel ticket per fare da "specchietto per le allodole" al candidato Presidente e che, a causa di un aneurisma che se lo porta via prematuramente, diventa il primo Presidente degli Stati Uniti donna.

Bella trama, un fiero avversario per lo storico The West Wing (quel telefilm che ha fatto per la Casa Bianca quello che E.R. ha fatto per i pronto soccorso degli ospedali) e soprattutto una spettacolare Geena Davis, in buona compagnia di Donald Sutherland. Da vedere, magari attraverso quel grande videoregistratore che alcuni chiamano Internet...

Un iPod Moment all'italiana

STASERA SONO RIENTRATO un po' tardi dalla Rai e mi sono portato a casa una pizza. L'ho presa dal fido pizzaiolo egiziano, un bel personaggio di mezza età che per sei mesi l'anno fa il comandante di mercantile sulle rotte oceaniche e per sei mesi gestisce coi fratelli la pizzeria a Milano. Nei mesi restanti sta dalla moglie borbottona in un paesino vicino al Cairo...

Bene, stasera, mentre il garzone faceva la focaccia al prosciutto crudo per il sottoscritto, si commentava col pizzaiolo il calo della clientela di questi giorni. "Brutto momenti - mi diceva - perché gente non ha più soldi. Quelli che lavoro buono, loro tanti soldi, gli altri non ce la fanno mica più". Come dissentire? Dopodiché, la chiosa: "E' Berlusconi. Lui ha governato male, molto male. Sono tutti scontento di Berlusconi".

Piove governo ladro si dice sempre, per carità. Anche se sentirlo la sera dopo le primarie, e pure il pizzaiolo egiziano... Mi sa che ci risiamo: siamo di fronte a un iPod Moment all'italiana per il centro-sinistra. Adesso, al mio via, tutti di corsa incontro al carro dei futuri vincitori.

Godetevelo questo momento, se siete spettatori. Assisterete a trasformazioni, cambiamenti, spostamenti, rilassamenti. Chi legge il telegiornale diventa all'improvviso un po' più sorridente quando si occupa delle notizie del centro-sinistra; chi compare tra il pubblico televisivo si mette in evidenza negli spazi del centro-sinistra; pure il barista e il fruttivendolo, se non la collega dirimpettaia in ufficio, tutti a fare battute ed ammiccare: come i partigiani la sera prima dello sbarco degli americani.

Se invece non siete spettatori ma dovete tirare a campare, allora ragazzi questo è il momento di alzarsi e correre come lepri. E' l'iPod Moment di Prodi, e voi siete probabilmente seduti dalla parte sbagliata...

Ma chi è l'art director di Style?

IL CORRIERE DELLA Sera è uscito, la scorsa settimana, in abbinamento con il suo nuovo mensile, Style Magazine. L'oggetto, di cui a dir la verità hanno parlato molto meno che non di XL di Repubblica, non è male: tutti quelli che scrivono sul Corsera scrivono pure lì, quindi se vi piace il primo vi piace per forza anche il secondo.

Il problema è la grafica e l'impostazione generale: non si capisce dove inizia il giornale e dove termina la pubblicità. Insomma, ma che disegno gli avete fatto? Mah... Peccato, perché in potenza è più "rotondo" di XL. Se il secondo sembra Max, il primo sembra l'allegato pubblicitario di Capital. Comunque, giudizi più ampi dopo il terzo numero anche per questa seconda creatura editoriale...

PS: sempre riguardo al Corriere, segnalo a Franco Carlini che "I-Tune" sarebbe in realtà iTunes. Così, quasi per pudore professionale, perché General Motors la chiamano tutti General Motors e non Genny Mott.

Deconstructing a Book: The Cover

IL GIOVANE E SENSIBILISSIMO autore ha un po' annoiato il pubblico di questo Posto, me ne rendo conto, ma permettetegli di presentare il frutto della sua fatica nell'interezza del prodotto. Eccola a voi, quindi, la fantastica copertina di Donne e tecnologia - Le buone prassi nella pubblica amministrazione italiana. Non vi dice, il nostro giovane autore, di comprarlo, ma semplicemente di entrare in una grossa libreria e chiedere se ce l'hanno. Nel caso (probabile) non vi sia, chiedetegli di farne arrivare qualche copia. Ne bastano trecento ordinate alla distribuzione per scatenare un fenomeno editoriale...

Ah, se solo poteste immaginare la fatica, il sudore della fronte, il labor limae, le corse per finire entro i termini...

Ps: la copertina è a sfondo bianco, proprio come quello delle pagine di questo Posto. Che dite, telefono all'editore e chiedo di fargli mettere un colorino tenue nella seconda edizione, così tanto per farlo "staccare" un po'?

Il figlio di Lost e di Incontri ravvicinati del terzo tipo...

METTIAMOLA COSI': DA quando negli Usa ha cominciato a circolare Lost, cioè un anno, è ritornata anche la voglia dell'avventura e del mistero in tivù. Cosa meglio di una bella serie televisiva che prenda da tutte le fonti possibili e ne faccia una bella fascìna?

La ricetta è semplice. Si prende uno stelo di Lost, ovviamente, con un po' di erbacce antiche come Incontri ravvicinati del Terzo Tipo e Lo squalo, qualche fiore di The Abyss e ovviamente tanto Gozzilla et voilà, ecco a voi, siore e siori, Surface. More to come...

Videogiochi d'autore

SE E' VERO che si spende di più per i videogames che non per andare al cinema, allora è il momento del videogioco del regista famoso. Da un po' di tempo questa è la tendenza, ma adesso i due colossi - EA, il primo produttore al mondo e Steven Spielberg - hanno annunciato che faranno faville insieme.

In effetti, con tutta quella tecnologia di effetti speciali da gestire in un film medio, pare quasi una naturale estensione del lavoro di registi come Spielberg di interessarsi all'arte del videogame, che sta oltretutto maturando come prodotto culturale anche nell'immaginario del pubblico.

Una curiosità: chi è che gioca, oggi? Ce lo dice l'annuale rapporto (Pdf) dell'Esa, Entertainment Software Association

Non tutti i geni sono uguali

NEL DNA UMANO ci sono 24 mila geni, quattromila dei quali sono stati brevettati da aziende e università. Alcuni di questi sono stati brevettati in maniera "pesante", perché strategici per la cura di malattie e quindi per la produzione di farmaci e relativi protocolli di terapia.

Secondo lo studio riportato dal National Geographic, brevettare i geni non è un'idea sulla quale siano tutti d'accordo. C'è chi pensa che, anziché garantire lo stimolo agli investimenti per la ricerca, possa portare a una riduzione dei possibili sviluppi. L'argomento, credo, ci riguarda dal di dentro.

16.10.05

Noi facciamo ponti, loro alberghi

A SYDNEY UNA volta dei miei conoscenti mi spiegavano con passione che il ponte che traversa un tratto di baia venne commissionato negli anni Venti per rispondere al bisogno di stimoli dell'economia locale. Fu inaugurato nel 1932, dopo la crisi dei mercati finanziari americani del 1929, e aveva sostanzialmente risposto alla sua duplice domanda: far attraversare la baia alle persone e dare una spinta all'economia nella migliore tradizione keynesiana. Stessa spiegazione, più o meno, per un altro famoso ponte, quello di San Francisco: il Golden Gate Bridge, quello tutto rosso che scavalca il vero cancello d'oro, cioè l'entrata della locale baia, venne aperto nel 1937 e servì in buona parte come manovra economica (emisero anche i bond, gli ultimi dei quali sono durati sino al 1971), come meccanismo di trasporto e come acceleratore economico per l'area dopo la Grande Depressione.

Qualche giorno fa noi abbiamo superato, in questa tradizione, il punto di non ritorno per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. A San Francisco, invece, hanno appena annunciato che costruiranno il più grande albergo della città entro il 2007: sarà un palazzo di 32 piani, con 550 camere, dal costo di 200 milioni di dollari e proprio accanto al Moscone Center che è un po' come la Fiera di Milano (solo che è nel centro della città, non a quaranta chilometri). Gli hotel servono non come manovra macroeconomica di stimolo all'economia locale (costano pure troppo poco), ma come strumento per aumentare l'attrattività e la competitività di altri settori. La competizione, a San Francisco, è con Las Vegas, uno dei più grossi poli convegnistici degli Usa.

Da noi si sono viste, invece immagini di piloni del ponte accanto alla Torre Eiffel - 1889, Esposizione Universale di Parigi - per far vedere, a distanza di due secoli, che ce l'abbiamo più alto noi. A Parigi, più che la Torre Eiffel, hanno una rete fieristica da far spavento a quella di Milano, Verona, Rimini, Firenze e Genova combinate.

Comunque, il punto è questo: le manovre keynesiane - quelle che predicano di far scavare le buche di giorno e riempirle di notte per dare una spinta all'economia attraverso il settore pubblico - funzionano in buona parte perché vengono percepite dai soggetti giusti come tali. Qualcuno, in cuor suo, si è fatto un'idea di come andrà la suddivisione degli utili e dei profitti nell'affaire del Ponte?

Nota di viaggio

IL POSTO QUI presente si è preso un paio di giorni, in realtà più di spostamento che non di riposo, per fare un salto nella sua Firenze. Lo sforzo produttivo dei giorni scorsi, fra un trapianto di reni e l'altro, ha indotto la necessità di un momento di risciacquo dell'intimo (firmato) in Arno. Da stasera, si ripiglia con rinnovato vigore. Alé!

Ps: ma voi non avete fame?

13.10.05

Deconstructing a Book: piccole soddisfazioni per giovani autori

QUANDO UNO VA a scuola sogna, nel profondo, di crescere e tornare come lo zio d'America sulla decappottabile, circondato dai paesani in festa. Ecco, quando questo succede, anche se un po' di striscio come nel caso in questione (perché poi l'intervista l'hanno fatta a un'altra persona...), il giovane autore nella sua sensibilità interiore vibra tutto commosso. Sono soddisfazioni, queste!

(Nota di colore: contrariamente a quanto ci si aspettava, il giovane autore era laterale, quasi in bilico, a fine-tavolo. Fdb accanto a lui ha vigilato con attenzione sullo svolgimento dei lavori e si è alla fine complimentato, Per la cronaca, "porta" un'acqua di colonia buonissima e delicata)

12.10.05

L'isola dei malati

STASERA IL GIOVANE AUTORE, dotato di una sensibilità interiore smodata, per rilassarsi prima di procedere nella maratona lavorativa iniziata un paio d'anni fa, si è concesso una mezz'oretta di tivù. RaiDue (la rete amica), scelta casuale. Programma in onda? Una strana cosa, una specie di lazzaretto tropicale, pieno di gente schizzata, malata e sofferente, con collegamenti in studio - un ambulatorio Asl postmoderno col pubblico che applaude e qualche malato rientrato a casa che si lamenta. Il tutto, con intermezzi di video che ricapitolano le patologie, il malato che commenta il livello di esaurimento che l'ha colto di fronte al suo specifico morbo, qualche scambio un po' pungente sulla farmacologia più adeguata, e poi via col prossimo caso medico. Sembra il reality di E.R..

Ma quando cacchio arriva la Lecciso a dire che molla Al Bano?

ps: agli autori della Ventura. O non vi siete fatti dare il certificato di sana e robusta costituzione prima, oppure vuol dire che avete deciso di "pepare" la trasmissione con sindromi e sindromicchie. Non mi sembra una cosa bella, soprattutto per quelli che magari stanno male davvero. Mi sa che è la trasmissione che è un po' malata...

Lost in tasca, con Apple

LA CASA DELLA Mela rivoluziona l'iPod, il lettore digitale tascabile più famoso al mondo, e lo rende video (cambiando anche un po' di altre cose dentro, già che c'è). Adesso, in treno, finalmente si potrà vedere Lost e Desperate Housewives. O magari il nuovo Weeds, come consiglia l'amico del capo.

Quel gran sito di Macity spiega tutto con abbondanza di immagini... Grazie all'inviato speciale Settimio Perlini.

11.10.05

Deconstructing a Book: la sera prima


AL GIOVANE AUTORE capita di dover presentare il frutto della sua fatica. Di solito, quando capita, si prospettano notti bianche (quelle vere) d'ansia e di interrogativi lancinanti. Perché il giovane autore, si dà quasi per scontato, deve avere una sua sensibilità interiore quasi invisibile tanto è nascosta, ma comunque sviluppatissima.

Invece, qui le contingenze stanno portando il giovane autore a fare tutt'altre cose: tipo finalizzare un paio di progetti, gestire la trasmissione quotidiana del capo e varie altre amenità. Perché uno ai momenti che poi dovrebbe essere piacevole ricordare non riesce mai a dare tutta l'attenzione che meriterebbero? Misteri di cui non v'è traccia sul manuale del perfetto giovane autore...

10.10.05

About Lapo Rossi e le differenze di stile

IL CAPO AFFRONTA con coerenza il tema della vicenda Elkann (che è peraltro anche da Vespa, in questo momento) e osserva: Ci sarà voluto questo, e le varie relazioni e contiguità con la sua famiglia, per insegnare ai media italiani come comportarsi con le persone nei guai, con chiaro riferimento al linciaggio mediatico (si dice così) a cui era stata sottoposta appena una settimana fa o poco più la modella britannica Kate Moss, fotografata mentre assumeva cocaina.

Due osservazioni sullo stile e una nel merito. La prima: se, al posto di Elkann, ci fosse stato Ricucci o Fazio, tanto per fare un paio di nomi, non credo che i giornali ci andrebbero altrettanto morbidi. L'altra osservazione di stile è alla Thomas Mann: le generazioni. Chissà se una vecchia guardia che avesse mai dovuto incappare in un simile contrattempo sarebbe poi finita (periodo ipotetico del quarto tipo, o dell'irrealtà) su un'ambulanza pubblica e non tra le calde, accoglienti e discrete braccia dei suoi famigli. Si chiamano precauzioni.

Nel merito: l'attaccamento all'azienda e al lavoro è una scriminante penale o sociale rilevante?

9.10.05

E' scomparso Gaetano Afeltra

UNO DEI DECANI del giornalismo italiano e colonna del Corriere della Sera. La notizia nel giornale per il quale ha lavorato una vita.

8.10.05

La missione del manga

DIVULGATORI SI NASCE: un gruppo di scienziati della Nasa, per spiegare ai fanciulli (e ai meno fanciulli) come funziona una missione spaziale dell'agenzia spaziale americana, ha realizzato un fumetto manga, disponibile gratuitamente in Pdf qui. Sarà costato meno o più delle brochure che le nostre aziende parastatali producono per "comunicare" le loro novità? (e che regolarmente nessuno riesce a vedere, se non gli appassionati).

Ok, la domanda era retorica. Tra l'altro, il manga (che sarebbe un fumetto di stile giapponese) è pure fatto bene ed è divertente. Capito, Piero Angela? Divertente...

Se ti perdi l'occasione...

ALLORA, LA VICENDA è semplice: il telefilm più "gettonato" in questo momento a giro per il pianeta (e anche nel Belpaese) è Lost. Loro sono quelli che cascano con l'aereo sull'isola misteriosa, popolata dagli "altri" e dalla bestia, la trama è lenta ma avvince, la regia intelligente e il piano narrativo tenuto in bazzica dai flashback (Aldo Grasso ha scritto che gli autori italiani che scrivono fiction non dovrebbero usare il flashback prima di essersi visti venti volte la prima stagione di Lost).

Il problema però è che RaiDue, che ne ha acquistato i diritti, forse per non bruciare i risultati positivi di Desperate Housewives, forse per non umiliare Mediaset che ha un crollo di Auditel abbastanza marcato, insomma, questo benedetto Lost non si decidono a programmarlo. E allora? Allora il rischio è che un potenziale (e costoso) asso diventi un due di picche, se aspettano un altro po'... Mah! Lost is lost...

7.10.05

Quei mascalzoni di Oracle

SE C'E' UNA cosa noiosa da guardare in televisione, dopo il golf, è la vela. Soprattutto quando, per rendere lo spettacolo interessante, lo infarciscono di ministri ed ex presidenti del consiglio. Comunque, c'è questa regata, una delle mille della tournée in attesa del 2008 o quando sarà la benedetta finale, e quindi tanto vale parlarne. Nel mio piccolo, l'ho fatto un po' di tempo fa.

La cosa più importante è il fattore umano: si vince con l'equipaggio, non solo con la tecnologia. E' sugli uomini che bisogna investire veramente. A dirlo è Larry Ellison, miliardario (18,4 miliardi di dollari la sua fortuna personale, fatto questo che lo colloca al nono posto della classifica di Fortune) fondatore del gigante del software Oracle e appassionato di nautica. Ellison è lo sponsor e patròn di Bmw Oracle Racing, nella cui realizzazione investe più di un terzo del capitale totale, forte anche di una accresciuta liquidità personale: ha infatti da poco incassato 700 milioni in stock option dall'azienda che ha fondato nel 1977.

Ellison, inoltre, è anche proprietario del quarto più grande mega-yacht al mondo (Rising Sun, 138 metri, costato più di 200 milioni di dollari e più "corto" di soli 9 metri rispetto a quello del principe Abdul Aziz della famiglia reale saudita) e di altre navi - questo il termine più corretto viste le dimensioni - dai nomi ispirati all'amato giappone: Katana e Sayonara. Per Rising Sun, i costi sono cresciuti rispetto al progetto originario quando Ellison ha scoperto che un altro miliardario della Silicon Valley, Paul Allen (co-fondatore con Bill Gates di Microsoft) avrebbe avuto al posto suo lo yacht più grande.

La ricetta per vincere l'America's Cup, la competizione che Ellison insegue dall'inizio del secolo con l'obiettivo di portare il trofeo al Golden Gate Yacht Club di San Francisco, paradossalmente non è nella tecnologia, il settore che il sessantunenne magnate del software domina da venticinque anni, quanto nel fattore umano.

"I marinai sono la cosa più importante - ha dichiarato al Sole 24 Ore durante l'Oracle Open Word di San Francisco, la conferenza alla quale hanno partecipato 55 mila clienti a fine settembre - e non c'è tecnologia che tenga. Avere semplicemente la migliore nave per design e ritrovati tecnologici non basta. E non si tratta di un mix alla pari, come succede ad esempio nella Formula Uno, dove vengono pagati tantissimo sia i grandi campioni come Michael Schumacher che i progettisti e gli ingegneri dietro alla realizzazione delle loro vetture. Nella competizione in mare è l'equipaggio a fare la differenza: i costi sono diversi, molto elevati, ma alla fine si vince solo se si ha il miglior equipaggio e una buona barca, non viceversa la migliore barca e marinai "solo" buoni".


Il Sole-24 Ore

6.10.05

Deconstructing a book: le peripezie di un giovane autore

COME SI FA a scrivere un libro? Cosa ci vuole? Quanto tempo? Quali risorse? Che tipo di pianificazione? Quando lo scrivi? Usi il computer, la macchina da scrivere o carta e penna? Domande che sembrano forse un po' ingenue, soprattutto per chi i libri li ama e - oltre a comprarli - li regala a destra e a manca. Quindi, che si sente "addentro". Però, sarà banale, ma tra leggerlo e scriverlo ci corre una gran bella differenza. Ad esempio, di costi.

Il piccolo libro che sta per entrare in circolazione, per esempio, costa venti euro (Iva inclusa). Mica pochi, direte voi. Ma sapete quanto ho pagato di bolletta telefonica nel fatidico bimestre luglio-agosto? 362 euro (più altri 180 circa di telefonino). Che c'entra, direte voi. C'entra, c'entra, risponde il mio conto corrente: se il libro lo scrivete da casa, telefonando a una sessantina di persone per le varie interviste, vi collegate alla rete con il modem per fare le ricerche e scaricare i materiali e tutto il resto. E non vi ho detto niente dei taxi...

Ma come, un libro sulle tecnologie e non usi ... (riempire lo spazio dei puntini con la prima tecnologia "risparmiosa" che vi venga in mente, da Skype a Fastweb). Ebbene, no. Punto. Magari la prossima volta. Però, nel manuale del perfetto giovane autore, c'è da mettere anche questo.

L'informazione televisiva al tempo della rivoluzione culturale (quella sottile)

DA UN PO', per una serie di coincidenze e orari poco flessibili, non avevo più visto il Tg de La7. E con dispiacere, devo dire, perché mi permetteva con un certo privato piacere di rivedere i colleghi fiorentini ex-Tmc ed ex-Canale10, passati al network nazionale con Cecchi Gori. Ebbene, stasera lo rivedo, questo tiggì, e non ce l'ho fatta: è orribile. Ma è possibile che appena una televisione fa il 3-4% di Auditel si deve subito montare la testa e fare la cacchiata?

Stasera, col vicedirettore (una perla di conduttore), c'era l'on. Mastella. Sequenze alla Dario Argento, che ho immortalato con la fotocamera del telefonino. Mamma mia... che paura! Qualcuno li fermi. Campagna sociale Aridatece er vecchio TgLa7!

Post di servizio (ogni tanto servono anche quelli)

DUE NOTE: l'ORAMAI popolare Posto di Antonio è stato individuato dai corifei della fama, cioè gli spammer. Quindi, mi stanno spammando i commenti di questo Posto. Non ho modo di impedire il sacrilego evento ma posso chiedervi di unirvi a me nel lanciare potenti maledizioni contro questi moderni untori (soprattutto perché i commenti mi arrivano in automatico come email e qui lo spam ha già raggiunto livelli da competizione olimpica da tempo).

Altra nota: toccati dalla piuma sacra della leggerezza, si cerca di rendere più fruibili i contenuti di questo Posto. Quindi, post più brevi e spumeggianti, come si addice allo spirito del tempo (zeitgeist, per i più esterofili). Per la dimensione del carattere con cui la pagina appare, ricordo ai non miopi che è pur sempre possibile ridurlo azionando l'apposito bottone presente su tutti browser del secondo dopoguerra.

In pratica, prima si traccia una riga e poi si sceglie da che parte stare

QUESTO POSTO, DOPO lunghe e ponderate riflessioni, ha scelto la sua posizione definitiva. Soprattutto, alla luce delle ultime notizie in verità avvilenti e disarmanti. Ebbene, questo Posto sta con Jennifer Aniston.

Come si intuisce anche dalla copertina del numero appena uscito di Vanity Fair italiano, è lei il simbolo del presente, non il biondazzo che si avvia per di più a diventare padre. Qui c'è tutto un mondo di insensibili che non capiscono il dramma di una giovane attrice e invece si beano nelle illusioni del palestrato di gomma, l'uomo oggetto per eccellenza (Brad Pitt, insomma).

Ah, sul medesimo numero di Vanity Fair, quello che parla qui dovrebbe aver scritto cose piacevoli come è consuetudine faccia e presto - altra consuetudine - le potrete leggere qua. Questo Posto, che lavora nell'ombra, ha solo preso una posizione: la prima in dodici anni, peraltro.

5.10.05

Aaaggh, lo sapevo: l'ho fatto anche io!

EBBENE SI', VITTIMA di un improvvisa forma di megalomania, ho scritto un libro. Non sto a dirvi, ecco è un libro bellissimo, che parla di cose meravigliose, che vale la pena comprare e tutto il resto. No, il senso della comunicazione è un altro e duplice: se a metà mese lo intravedete in libreria (perché voi che leggete questo Posto in libreria ogni tanto ci andate, vero?) dite al vostro accompagnatore/accompagnatrice: "Ah, lo conosco: è di quel tizio pelato che ha un blog".

E poi, se per caso siete a Milano e vi capita di passare dalle parti di Palazzo Isimbardi e volete vedere Ferruccio de Bortoli dal vivo, quale migliore occasione? (io sarò quello pelato al centro del tavolo vestito da matrimonio)



(Era questo il colpo di reni estivo, per chi volesse saperlo. Non temete, non mi rilasso: adesso è in corso un altro colpo di reni autunnale...)

4.10.05

On Air...

NELLA CONVINZIONE DI poter dare un sia pur piccolo contributo alla causa di una migliore qualità dell'emittenza radiofonica nazionale e di poter aiutare, sia pure nel suo piccolo, a un importante momento del servizio pubblico, questo Posto lavora quotidianamente, con modestia e lo spirito di sacrificio dell'apprendista, alla realizzazione di un arguto programma in onda tutti i giorni (dal lunedì al venerdì alle 16.30) su Rai Radiodue.

Questo è il programma e il titolare di questo Posto ne è la redazione...

Per adesso, non è previsto il pagamento del canone per continuare la fruizione di questo Posto.

Muni Wi-Fi campaign. As a sort of gay marriage - but for bloggers

ANDREW ORLOWSKY, UNO dei reporter di The Register, ci va giù duro sull'iniziativa del sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, di dare connessione wireless Wi-Fi a tutti e gratis in città. Una proposta che è più destinata a portare pubblicità al sindaco - sostiene il giornalista - che altro. Proprio come per il matrimonio gay, bandiera che - sostiene sempre il giornalista - è stata sventolata in modo strumentale per avere notorietà e un po' di visibilità nazionale. Nel caso del matrimonio gay, era scontata la bocciatura nazionale, così come nel caso della rete Wi-Fi creare un monopolista gratuito vuol dire azzerare la competizione di mercato in città: un peccato mortale non permesso negli Usa...

But Newsom relishes a legal fight, even if the odds are stacked against him. Days after his in auguration in 2004, Newsom permitted same sex marriages to take place in City Hall - fully expecting that a state court would strike it down very rapidly. However the publicity made Newsom a nationwide celebrity, and established his formerly shaky (as in non-existent) progressive credentials.
Perhaps that's how we should think of his Muni Wi-Fi campaign. As a sort of gay marriage - but for bloggers.

3.10.05

Il caso insabbiato o il polverone radiocomandato?

MICHAEL CRICHTON IN passato metteva spesso in pista alcune delle paure profonde del suo Paese. Con Rising Sun era la potenza economica del Giappone che minacciava il Made in Usa, mentre nel romanzo del 1997 Airframe, era il conflitto tra l'industria aeronautica statunitense - in crisi - e quella europea. Airbus contro Boeing, in pratica (il sorpasso c'è stato, in effetti, ma solo nel 2003). Gli "spietati europei" si appoggiavano ai sussidi statali (e a qualche pressione illecita) per schiacciare l'industria americana e mettere sulla strada un sacco di gente.

Forse c'è questa paura, questo retropensiero (per non immaginare di peggio) nell'unico articolo apparso sulla stampa internazionale relativamente a una strana questione. Un ingegnere americano, Joseph Mangan, che vive e lavora in Austria, secondo il Los Angeles Times di pochi giorni fa, sarebbe stato licenziato e portato in tribunale dall'azienda per la quale lavorava, la TTTech Computertechnik, perché aveva denunciato un grave rischio.

In pratica, l'azienda che sviluppa uno dei chip per la gestione di un sottosistema della pressurizzazione di cabina dell'Airbus A380 (il nuovo, costoso gigante dell'aria realizzato a Tolosa, cioè il jet a due piani che dovrebbe stracciare il Boeing 747) avrebbe fatto un pessimo lavoro e il chip sarebbe difettoso e pericoloso. Scandalo? In un certo senso, visto che l'azienda nega tutto e avrebbe perseguito legalmente l'uomo sino a portarlo di fronte al giudice, con cifre enormi da pagare e il rischio della prigione.

Sarà vero? Ci vorrebbe qualche giornalista d'inchiesta di quelli bravi che partisse, lancia in resta, per scavare la notizia...

2.10.05

Brava gente

E IO CHE non sapevo neanche di avere un conto corrente con la Banca Sella. Invece, me lo stavano depredando. Meno male che i solerti funzionari mi hanno avvertito con una sagace email

Caro all@XXX.it ,

Recentemente abbiamo notato uno o più tentativi di entrare al vostro conto di Sella da un IP indirizzo differente.
Se recentemente accedeste al vostro conto mentre viaggiavate, i tentativi insoliti di accedere a vostro Conto Sella possono essere iniziati da voi.
Tuttavia, visiti prego appena possibile Sellaonline per controllare le vostre informazioni di conto:

MailScanner ha rilevato un possibile tentativo di frode proveniente da "sungell.ktown.ne.kr" https://www.sella.it
(vero url: http://sungell.ktown.ne.kr/bbs/redir.php )

Ringraziamenti per vostra pazienza.
Sella.

Web Comics

NEGLI ANNI DELLA rete è nato un fenomeno interessante, nuovo e francamente non molto cartografato nella sua interezza. Si tratta delle comic strip create per i siti web, cioè i "webcomics". Adesso, WebComicsReview presenta la prima storia organica del fenomeno, se non altro dal punto di vista degli Stati Uniti.

Vale la pena di leggerla, anche se in Italia in questo momento le daily strips non godono di particolare notorietà. Però, come tutte le cose, la ruota gira e non è detto che quel che oggi è in secondo piano non diventi un must domani. Per dire: Argon Zark è la più vecchia (compie adesso dieci anni) e vale la pena di essere letta...

Dove non ho mai volato

LA PASSIONE PER il volo è un po' una cosa strana. Diventi il fenomeno dei familiari e degli amici, quello che "sa tutto sulle compagnie aeree". E' come per chi gioca a tennis e passa tra i regionali: in casa e in pizzeria ti trattano come Panatta o Barazzutti, ma in realtà nel mondo vero dei professionisti sei una pippa. Idem per gli aerei, a parte il fatto che i professionisti del "plane-watching" la sera vanno tutti a dormire nello stesso sanatorio, indossando camicioni con le maniche legate dietro.

Comunque, nella mia modesta passione per il volo civile (e solo civile) ne ho viste un po'. Ma non tantissime. Un grande rimpianto è di non aver mai volato con gli "esotici", cioè le varie Singapore Airlines, Thai, Cathay, Emirates e via dicendo. Quelle extralusso, quelle insomma leggendarie a partire dagli anni Novanta. Ho perso loro e ho perso anche il Concorde (così come ho perso il concerto dei Queen, se è per questo) e un po' in certe sere grigie me ne dolgo...

Il mio massimo (che comunque è già qualcosa) è stata la Virgin Atlantic. Ecco, la compagnia di Sir Richard Branson non è stata niente male se devo essere sincero, ma pare che nelle cabine della Singapore la vita scorra come nell'immagine dell'upper deck di un 747 qui immortalato da un appassionato...


(copyright riservato agli aventi diritto, foto utilizzata senza fine di lucro)

Sparare per primi mancando il bersaglio

QUASI UN ANNO fa, a metà gennaio 2005 cioè, mi sono dannato l'anima per tre giorni consecutivi durante il MacWorld di San Francisco. Avevo trovato una serie di contatti ottimi nei saloni del Moscone Center e stavo per tirare fuori un'intervista a un personaggio secondo me notevole. All'ultimo però è saltato tutto: lui non c'era a causa di un lutto in famiglia - mi è capitato almeno altre due volte di veder saltare una intervista per questo motivo, più le trecento cancellate per normali impegni e incompatibilità di agenda - e quindi non se ne fece di niente.

Sarebbe stata bella, anche se è tristemente finita nella mia cartellina dei "sospesi a tempo indeterminato". Il personaggio era perfetto: Tim O'Reilly, fondatore dell'omonima casa editrice è una sorta di Feltrinelli o Einaudi della cultura tecnologica. Un personaggio poco noto al grande pubblico ma autorevole, che ha visione sul futuro del settore e riesce a influenzarlo notevolmente con i suoi libri e le sue conferenze. Insomma, una vera chicca, secondo me.

Ieri salta fuori il numero nuovo di Wired e - sorpresa - ecco che il nostro uomo è tra le storie portanti del mensile americano. Mannaggia... Non solo avevo ragione, ma adesso l'intervista è anche abbastanza bruciata, perché farla sembrerebbe andare dietro (come al solito) ai giornali americani! Uffa...

1.10.05

Umanesimo e dominanza

CI SONO PARECCHIE storie che vorrei raccontare e non escludo che a un certo punto mi prenderò un sabbatico per farlo. Diceva William Gibson, quando aveva aperto il suo blog, che doveva presto chiuderlo per riuscire a scrivere il suo prossimo libro, con una costante emorragia online sarebbe stato impossibile.

Stamani ho recuperato dei libri che mi servono da un amico (Borges, sopra tutto e tutti) e poi, sulla via del rientro, mi sono fatto tentare anche da una Feltrinelli. A differenza di Luca che, con il dono della leggerezza che lo contraddistingue, ha notato ieri lo scaffale "romanzi divertenti" (in quella all'aeroporto di Fiumicino), io riesco a leggere solo i segni contenuti negli scaffali e non quelli dei contenitori. Il pensiero: rispetto alla libreria americana "generalista" dove ho girellato una settimana fa, qui da noi abbonda la magia e il cazzeggio di natura ispanico-statunitense. I nostri scrittori "viventi", invece, sono francamente pallosi e i nostri editori si stanno sempre più segmentando.

Segmentando? Ohibò! L'arte di Chuck Palahniuk viaggia insieme al gusto massificato delle copertine nella collana "ggiovane" di Mondadori, il romanzone di Sonzogno insieme alla brossura spessa dei suoi tomi, la sciattezza dei Feltrinelli economici, l'onnipresenza degli Einaudi "giusti" e "alla moda", i comici pubblicati e gli intellettuali affastellati. Se la libreria è lo specchio di una parte vivace della nostra società, si presenta come una matrice spezzettata, che si interroga in modo inutile sulla vaghezza edonistica del leggere (allora, sempre viva Adelphi!).

Negli Usa, quello specchio riflette un'altra immagine: si indaga sulla storia, l'evoluzione del mondo e la nuova globalizzazione (3.0) oltre che sulla morte e "la vita oltre la vita", probabilmente non per maggior grip culturale quanto per reazione (profonda) all'11 settembre.

Di nuovo il personale. Cambia in qualche misura anche la percezione che ho di me stesso e della mia capacità di fare. Sto viaggiando, oramai questa è la metafora totalizzante, e di sicuro posso restituire qualcosa di quel che ho accumulato. Con garbo, spero. Peccato che noi precari-flessibili-co.co.co.-a contratto- a prestazione-a progetto ma di concetto siamo impossibilitati oltre alla pensione anche al sabbatico. Peccato. Vabbé, vorrà dire che mi organizzerò in un altro modo...

Il fuoco di quelle storie che vorrei raccontare nasce dall'incrocio di tecnologia e società da un lato e dall'altro dell'umanesimo. Dice fdb che bisogna sapere tutto degli uomini e delle donne la cui storia raccontiamo a mo' di veicolo per capire la notizia, e soprattutto sempre indicarne l'età. Io a questa cosa dell'umanesimo, del rinascimento, della lente fatta per guardare le persone e raccontarle quasi quasi un po' ci credo. Forse ho letto troppi saggi e mi sono rotto le scatole delle astrazioni e dei sistemi. O forse ho lavorato troppo con gli scienziati e ho bisogno di tornare a visitare le persone normali? Magari mi sto solo rincoglionendo... Ma il viaggio interiore serve anche a questo: capire e rincoglionire in un'unica, trionfale marcia immobile. (E notate che gli ultimi non sono tre aggettivi di fila...)